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Sanremo 2011. Benigni: “Stringiamci a coorte…”, il video

SANREMO – Quanti di noi hanno cantato distrattamente l’inno di Mameli ripetendo “stringiamoci a corte” e poi “siam pronti alla morte”, come se per difendere il re avremmo dato volentieri la vita? 

Roberto Benigni sul palcoscenico dell’Ariston ha fatto notare che le parole esatte dell’inno sono   “stringiamci a coorte”,   cioè nell’ antica unità militare, a scacchiera e su tre linee, che aveva potenza e compattezza per battaglie campali: cosa ben diversa.  Ha parlato con impeto  di chi si è sacrificato per fondere una terra e i suoi uomini ma,  per dirla con Henry Miller, “tutto ciò che era letteratura gli era caduto di dosso”. Parlava cioè di persone vere, dei loro sentimenti,  dei loro limiti sui quali si poteva sorridere.  La capacità di tradurre in linguaggio popolare, riportando alla sua vera essenza un fatto storico, conduce  a riappropriarsi di valori distanti, ad emozionarsi per loro, ci fa rileggere un evento con buonsenso, vederne l’utile per la collettività.  Il discorso di Roberto Benigni sull’unità d’Italia è stato un’ode alla fratellanza.  Semplicità difficile a farsi. L’inconscio collettivo ne ha bisogno e lo dimostra il boom di ascolti: 15.398.000 spettatori nella prima parte della serata, con il picco di share quando ha cantato Fratelli d’Italia.

Luca e Paolo, per non essere spiazzati, abilmente hanno proposto un passo di grande impegno civile, un passo serio, raffinato: una critica letteraria alla società degli indifferenti,
condivisibile da tutti ma, guarda caso,  l’autore, la cui gigantografia si è illuminata alla fine della recita, era  Antonio Gramsci.  Il direttore di Raiuno Mauro Mazza ha prontamente fatto sapere che avrebbe preferito sentirne uno di Gobetti.
Stasera c’è grande attesa per gli ospiti stranieri: i Take That  e Robert De Niro accompagnato dalla bellissima Monica Bellucci con cui è protagonista del film Manuale d’Amore 3.

Roberto Benigni canta l’Inno di Mameli

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