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Circolo degli Artisti. “Calcedonio”, esilarante commedia sull’infelicità umana. La recensione

ROMA – Nella suggestiva cornice de “Il circolo degli artisti” ieri sera un pubblico entusiasta ha assistito alla commedia di Manlio Santanelli “Calcedonio”, con la regia di Carlo Fineschi.  Q

uesta è la storia: Egisto Baldini (Vito Mancusi)  e sua moglie Cesarina (Sabrina Dodaro) organizzano una cena per l’amico Vitaliano (Marco Venienti). I tre riuniti a tavola, simbolo per eccellenza di convivialità  e armonia, in realtà sono infelici: si perdono in musi lunghi, dialoghi paradossali e ripetitivi,  alla ricerca del tempo perduto di una vita piccola piccola.  Quasi casualmente, entra in scena un conoscente comune:  Calcedonio. Quest’ultimo è una sorta di “convitato di pietra” sul quale si canalizza l’attenzione dei tre, focalizzata a sciogliere un enigma senza soluzione: quale sarà l’età di Calcedonio?

Dietro una leggerezza apparente, una comicità paradossale, una mimica divertentissima dei tre bravi attori – si distingue Marco Venienti nella parte di Vitaliano – si dipana tra i personaggi una tensione fortissima legata al garbuglio dei sentimenti, alla paura della solitudine, al tradimento  di tutti contro tutti,  in un gioco di bugie senza tempo, sospeso tra passato e presente. La commedia racconta lo scorrere quotidiano di una vita banale e disperata, dove comunicare tra esseri umani è pressoché impossibile.  La piéce sorprende con colpi di scena, situazioni impreviste e corre veloce in un atto  di un’ora verso un finale appagante che cattura gli applausi dei presenti.

Messa in scena dalla compagni Urlo – che negli ultimi anni si è distinta  con la produzione di eventi legati alla drammaturgia come Garage Olimpo, Frankestein Food, la Conferenza di Yalta –  “Calcedonio” pone in evidenza, senza perdere di vista il divertimento, il nostro sottosuolo esistenziale, la nostra “ombra” di individui intrappolati nella sopravvivenza dove nessuno vola alto, nessuno è felice, eppure, paradossalmente,  ci fa morir dal ridere. L’autore, Manlio Santanelli, uno tra i più amati all’estero, non a caso cita Beckett: “Nulla è più comico dell’infelicità”.

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