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Quella indecente proposta di Alesina e Giavazzi

 

Scrivono sull’house-organ dei moderatismo italiano, cioè il “Corriere della sera” e il loro lustro è dato dalle cattedre universitarie che occupano indubbiamente con merito. Parliamo di Alberto Alesina (insegna ad Harvard) e Francesco Giavazzi (insegna alla Bocconi), che, in un articolo di ieri, hanno proposto dieci soluzioni alla crisi del debito, con l’indubbio vantaggio di essere tutte a “costo zero”, quindi immediatamente spendibili da un governo meno ottuso di quello che purtroppo abbiamo. Alcune sono indubbiamente condivisibili: il dimezzamento dei costi della politica, favorire l’occupazione tramite incentivi fiscali (lo abbiamo proposto anche noi in un articolo di qualche giorno fa, con riferimento esclusivo all’occupazione giovanile), riforma delle pensioni di anzianità (noi saremmo per una loro graduale abolizione, anche a seguito dell’elevamento dell’istruzione obbligatoria a 18 anni, con percorsi guidati di scuola-lavoro-apprendistato, anche nei licei), riforma della giustizia civile, eliminazione dei privilegi concessi agli ordini professionali (anche qui, noi saremmo favorevoli ad una loro completa abolizione, ad eccezione di quello dei medici).

L’unica proposta indigesta, ma veramente indigesta, è quella che vorrebbe introdurre salari differenziati nel comparto pubblico a seconda del costo della vita che, come noto, è assai differente fra Nord e Sud. Secondo i due cattedratici, infatti, il lavoratore statale impiegato al centro-nord dovrebbe guadagnare molto di più rispetto a quello di Catania o di Reggio Calabria, perché in queste ultime città si vive con molto di meno. Naturalmente, la soluzione proposta non è quella di elevare il reddito degli statali centro-settentrionali ma di tagliare il reddito di quelli meridionali.

A parte la sua difficile praticabilità costituzionale (signori professori, sicuramente conoscerete il contenuto dell’articolo 3 della nostra legge fondamentale…), ma come è possibile fare una proposta del genere e per giunta dall’alto di cotante cattedre universitarie in lingua originale e senza sottotitoli? A prescindere dal fatto che, ancora una volta, si ricorrerebbe ad una soluzione punitiva per i lavoratori statali, oramai considerati quali untori del debito pubblico, ma ci si rende conto che un dipendente della pubblica amministrazione oggi ha un reddito medio di 1250 euro mensili? E poi, gentili professori, non capiamo: nella vostra proposta rientrano anche i docenti universitari? E quindi chi insegna, mettiamo, politica economica a Milano dovrebbe avere un reddito superiore a chi insegna politica economica a Palermo, anche se si tratta di economisti di pari livello e fama? Suvvia, insigni prof, ammettetelo, vi è sfuggita un’emerita panzana. Anche se con il bollino cattedratico.

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