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L’autunno del diritto del lavoro. Il governo cancella le tutele e Sacconi lo chiama “riformismo”

 

Li hanno chiamati “contratti di prossimità” e, nelle intenzioni di chi li ha partoriti, dovrebbero dare nuovo slancio ad un mercato del lavoro considerato asfittico e depressivo. È l’oramai famoso articolo 8 della manovra finanziaria, con il quale si possono derogare praticamente tutte le norme di tutela conquistate con grande fatica dal movimento sindacale e inaugurare una nuova inciviltà del lavoro. Il loro teorico è il ministro Maurizio Sacconi, già socialista craxiano, oggi cattolico regressista, sempre più aperto e disponibile alle esigenze delle imprese e al “modello Marchionne”.

D’altronde, qualche tempo fa aveva espresso chiaramente il suo pensiero: “È necessario allontanarci dai criminali anni Settanta”. Per lui, gli anni Settanta sono il periodo buio della storia recente, non tanto per via della violenza estremistica ma perché, a partire dal 30 maggio 1970 (data dell’approvazione dello “Statuto dei lavoratori”), il nostro Paese si diede una legislazione del lavoro che finalmente forniva una qualche dignità ai lavoratori, impedendo i licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo (cioè, quelli che maturano senza alcun inadempimento da parte del lavoratore ma per semplice antipatia dell’imprenditore) e i controlli dell’attività con gli audiovisivi, consentendo ai dipendenti riunioni sindacali, libertà di opinione, equi rapporti con la controparte. Segnali di civiltà che ora saranno cancellati dall’articolo 8, il quale prevede, con i citati “contratti di prossimità” (a che cosa? ad un precariato permanente?), che ogni singola azienda possa stabilire accordi o con i sindacati nazionali o con “rappresentanze sindacali operanti in azienda” (quindi anche sindacati gialli, magari creati dallo stesso imprenditore) per derogare dalle norme dei contratti collettivi su tutto un ventaglio di materie che riguardano anche il licenziamento individuale. L’obiettivo, inutile dirlo, è l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che in questo modo potrebbe essere vanificato da un accordo locale.

Secondo Sacconi e il governo di destra che egli rappresenta ideologicamente alla perfezione, l’articolo 8 sarebbe la punta di diamante di questo nuovo “riformismo”, che in realtà è soltanto un salto all’indietro di cinquant’anni. Il prossimo potrebbe essere il ripristino delle corporazioni e il divieto di sciopero.

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