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Santoro fa il boom di ascolti. Viva la rivoluzione televisiva!

 

Il codice civile prevede la possibilità, per i soci di una società per azioni, di invocare l’azione sociale di responsabilità verso gli amministratori che hanno, con il loro comportamento negligente, arrecato un danno alla società e, quindi, agli stessi azionisti. È quanto dovrebbero invocare gli abbonati Rai per Lorenza Lei – attuale direttore generale – e per l’ex Mauro Masi, il vero e proprio affossatore di Michele Santoro e di “Anno zero” nella passata stagione.

Otto milioni di telespettatori ogni giovedì sera si sintonizzavano sulla rete 2 della Rai per vedere il programma di Santoro, che incassava in pubblicità molto di più di quanto costava, essendo la prima risorsa economica della rete. Ieri sera, di nuovo in onda in un già edito esperimento, trasmesso da un pool di reti regionali e dalla piattaforma Sky, secondo i primi dati, il giornalista salernitano ha raccolto oltre 3 milioni di telespettatori, con un share del 14%, un risultato straordinario per un network quanto mai poco omogeneo e che non può ovviamente coprire tutta intera l’utenza televisiva italiana (Sky è una rete a pagamento e quelle regionali non riescono a coprire, con il segnale, tutto il territorio italiano).

L’autorevolezza di Santoro – un personaggio che ha oramai travalicato i confini del giornalismo per diventare fenomeno di costume – è dimostrata dalla fedeltà del suo pubblico e dalle scelte editoriali. Niente ospiti politici in contraddittorio (la pantomima più noiosa dell’etere), cittadini che dicono la loro sulla impalcatura, a costo di far sembrare alcune parti della trasmissione dei comizi di piazza, inchieste video come sempre rigorose e dure, come deve essere un’inchiesta.

Una sorta di inno alla libertà e di esaltazione del web, che ben presto spazzerà via le cariatidi berlusconiane e le sue corti di nani e ballerine che oramai fanno più pena che rabbia.

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