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Se la Terza Repubblica si affida a Paolo Cirino Pomicino

 

L’era post-berlusconiana si affida ad uno dei cantori della prima Repubblica, già condannato per tangentopoli, Paolo Cirino Pomicino (anno e otto mesi di reclusione per finanziamento illecito nella vicenda Enimont e due mesi, patteggiati, per corruzione nei fondi neri Eni), il quale, secondo numerose fonti, starebbe dietro alla transumanza dei deputati “border line” del Pdl e dei Responsabili che sono passati o lo stanno facendo o lo faranno nelle prossime ore nel grande centro di Casini-Fini-Rutelli.

È un rincorrersi continuo fra gli Straquadani, Antonioni, Destri, peones in fibrillazione che cercano disperatamente una nuova sistemazione, mentre i fucilieri di Francesco Storace e i pressanti inviti di Denis Verdini li stringono all’angolo, occupando le loro oramai flebili linee telefoniche (pare che Verdini soffra di mal di testa in questi giorni perché continuamente attaccato al telefonino).

Uno spettacolo indecente come soltanto il berlusconismo poteva offrire. E lui, il Cirino Pomicino, non poteva che esserne il periclitante cantore. Già laudatore del Cavaliere, nonché suo collaboratore (“È una grande energia solitaria che ha puntellato la nostra democrazia traballante” diceva del premier nel 2008), ora ha capito che niente lo può più salvare (“Ha iniettato veleno nella politica italiana diventata una miserabile faccenda tra il re e i suoi sudditi”, versione del 2011) e si è ritagliato il ruolo di organizzatore generale della transumanza, con tanto di bastone per guidare il corso del gregge alla disperata ricerca di una nuova greppia.

Tanto diletto e tanta solerzia dovrebbero svuotare dal di dentro le deboli truppe rimediate a suon di prebende il 14 dicembre dell’anno scorso e ribadite in ottobre ed affossare definitivamente  il re travicello di Arcore. Il quale, ancora non ha ancora ben compreso l’antifona, se è vero che rifiuta qualsiasi ipotesi di affidamento di un esecutivo al fido Gianni Letta, forse ricordandosi dell’esperienza badogliana. Ed è così che, alla fin fine, sia a destra che a sinistra, riemergono gli immarcescibili, inaffondabili, non bio-degradabili democristiani. Cirino Pomicino fa il pontiere, ma già il suo omologo Casini è riuscito ad irretire il Pd e il buon Bersani, già a suo tempo stritolato dalla componente ex Margherita. Nelle more, il faccione simpatico e giulivo di Rotondi agghiaccia qualsiasi speranza di rinnovamento. Lui è già pronto al grande futuro che attende il Paese: un ritorno al passato della Balena bianca.

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