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Politica-magistratura. Su Alfonso Papa e la Cassazione montano le menzogne dei giornalisti di Arcore

 

Rassegna stampa mattutina su Radio 3. Il giornalista che la conduce questa settimana è Salvatore Tramontano, vicedirettore de “Il Giornale”. La sua attenzione è inevitabilmente attratta da una notizia: la Cassazione ha negato la prospettazione del reato di associazione per delinquere per la cosiddetta P4, della quale sarebbe stato un autorevole membro l’unico parlamentare attualmente in carcere: Alfonso Papa. La conseguenza immediata della decisione del supremo collegio è che Papa non doveva essere posto in custodia cautelare in carcere ma sarebbe stata sufficiente la carcerazione domiciliare.

Tanto è bastato perché Tramontano annunciasse il solito sproloquio sulla magistratura. Il suo discorso è stato più o meno il seguente: “Questa notizia dimostra come la magistratura politicizzata sia intenta a orientare il voto dei cittadini, decidendo candidature e affossamenti”. Ci risiamo. Ogni qualvolta un esponente della maggioranza incassa un provvedimento favorevole dei giudici, siamo costretti a sentire questo genere di sproloqui. Con risvolti inevitabilmente ridicoli, almeno in questo caso. Già, perché il senatore Papa non è stato affatto scagionato dalla Cassazione, i giudici romani non hanno affatto detto che è innocente. Hanno solamente negato che ci siano le prove per processarlo con l’accusa di associazione a delinquere. Domani ci sarà un’altra udienza nel processo contro l’onorevole, magistrato in aspettativa, per estorsione, corruzione, concussione, rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento. Può forse bastare al vicedirettore dell’house-organ di Arcore per convincerlo che comunque l’autorevole deputato è accusato di reati gravissimi e che il supposto conflitto fra politica e magistratura è soltanto un miserabile espediente per tutelare la casta del centro-destra dalle manette?

Ma c’è un’altra paradossale conseguenza, che i giornalisti come Tramontano fanno finta di ignorare. Ogni qualvolta un qualsiasi giudice contraddice un pubblico ministero che accusa esponenti del Pdl non è una vittoria dei loro punti di vista ma una cocente sconfitta, perché dimostra come in Italia non ci sia alcun complotto della magistratura contro la destra berlusconiana, dato che ci sono giudici di opinioni opposte e una dialettica processuale. Insomma, ciò che regna in ogni Paese civile e democratico.

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