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Fra Prodi e Berlusconi la differenza è di 510 punti di spread

 

«Ricordo quello che mi diceva Tommaso Padoa Schioppa quell’8 maggio del 2008, lasciando il governo: “Romano lo spread tra Btp e Bund tedeschi a 37 punti base, lasciamo una eredità solida a chi viene dopo di noi, possiamo esserne orgogliosi”». È un Romano Prodi commosso e in vena di ricordi quello che affida al “Corriere della sera” le affettuose parole dedicate al suo ministro economico, morto prematuramente un anno fa. E in quel ricordo è racchiusa tutta l’abissale differenza fra il governo di centro-sinistra del 2006 (con il miglior ministro economico degli ultimi decenni, Padoa Schioppa e un viceministro del calibro di Vincenzo Visco) e il fallimentare e pericoloso governo di Silvio Berlusconi e della sua ciurma inetta e recalcitrante.

Prodi, Padoa Schioppa e Visco avevano avviato un programma di risanamento dei conti pubblici, con una forte limitazione dell’evasione fiscale (120 miliardi annui) fondata sull’unico principio ammissibile: il recupero della fiducia dei cittadini e l’emersione dei redditi in nero, anche grazie ad un’anagrafe tributaria più precisa. Furono fatti a pezzi dalla stampa e dal partito berlusconiano, che infatti, una volta salito a Palazzo Chigi, premiò gli evasori con la cancellazione di quel programma e un bello scudo fiscale.

Se il governo di centro-sinistra avesse potuto terminare il suo lavoro, sicuramente il debito pubblico non sarebbe salito al 120% del Pil e sarebbe cresciuto l’avanzo primario. Ci sarebbe meno evasione fiscale. La pesante crisi economica internazionale sarebbe stata gestita meglio e in modo più efficace, senza quegli irrazionali tagli lineari ma con l’applicazione di quella “spending review” messa in piedi proprio da Padoa Schioppa ed ora reintrodotta dal dannoso ministro economico valtellinese, sulla strada del ritorno alla sua redditizia professione da tributarista. Perché proprio quest’ultimo punto contribuisce in modo determinante a disegnare l’inettitudine del governo Berlusconi: la maggior parte delle norme in materia fiscale introdotte da Vincenzo Visco e frettolosamente abrogate nel giugno del 2008 per accontentare gli elettori-evasori sono state reintrodotte una volta che agli inetti di Palazzo Chigi è stato imposto il rigore da un’Europa più attonita che stupita di tanta incompetenza. Una vittoria completa del secondo governo Prodi sui propri successori e su coloro che li hanno votati.

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