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Mario Monti il decanter. Il suo governo di tecnici cattolici vuole pacificare l’Italia

Supermario ha giurato nelle mani di un Capo dello Stato felice per la realizzazione di un sogno: un governo con una maggioranza così larga da superare la più rosea delle previsioni. In effetti, erano almeno due anni che Giorgio Napolitano spendeva tutta la sua autorità per ingiungere il centro-destra e il centro-sinistra almeno ad una tregua armata. Non ci era riuscito fino ad ora perché la situazione economica ancora non era precipitata e il peggior governo della storia italiana (dopo Mussolini e Tambroni) era comunque riuscito a barcamenarsi pur nell’assenza di qualsiasi progettualità economica.

Ora, la situazione drammatica che rischia di avvitare il Paese lungo il crinale di un pericoloso default ha indotto le forze politiche a fare quel famoso passo indietro che tutti auspicavano. Monti ha ringraziato il suo predecessore e tutte le forze politiche che gli hanno consentito di formare il suo governo, ha chiamato con sé esclusivamente un nutrito battaglione di supertecnici, affidando peraltro il timone del rilancio dell’economia ad un banchiere come Corrado Passera.

La prima cosa che si deve notare è che ci troviamo di fronte ad un governo cattolico, con personaggi vicini a Comunione e Liberazione e teorici dell’impegno sociale dei credenti. Non è un caso, infatti, che il Vaticano si sia già sperticato in elogi sulla nuova compagine ministeriale. La seconda notazione riguarda il rigore nella scelta dei ministri: molti docenti universitari dal curriculum strepitoso (provate soltanto a leggere quello di Antonio Catricalà, a 24 anni già assistente universitario di un luminare del diritto privato come Pietro Rescigno), numerosi anche i “civil servant” come il ministro degli interni Anna Maria Cancellieri. La terza notazione è che si tratta di un governo di derivazione geografica nordista e dunque non si comprende l’astio della Lega Nord se non con la strumentale ricerca di una rigenerazione attraverso la protesta dura dai banchi dell’opposizione, dopo aver prodotto i guai che conosciamo da quelli della maggioranza.

La realtà è che, ora come ora, molte delle perplessità che la sinistra prova nei confronti di Mario Monti (come quelle espresse da Luigi De Magistris) devono essere chiuse in un cassetto. Il governo può non piacerci ma è il massimo che ora come ora si poteva ottenere sulle macerie del berlusconismo. Un governo Badoglio, diciamo così, in attesa del 2 giugno.

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