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Una task force per l’istruzione pubblica. Sette italiani su dieci non comprendono un documento scritto

 

Tullio De Mauro, il più illustre linguista vivente nonché ex ministro della pubblica istruzione (pensate un po’, il predecessore di Mariastella Gelmini!), ieri, durante un convegno pubblico, ha denunciato che il 70% degli italiani ha problemi insormontabili per comprendere un documento scritto di media difficoltà (un report non specialistico, un articolo di giornale non di cronaca o di sport, un saggio breve non scientifico). Appena il 20% della popolazione, secondo De Mauro, è in grado di “orientarsi e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana”. Il 5% è allo stadio di analfabetismo “puro”, nel senso che non riesce proprio a decodificare le lettere, le parole e le frasi. Il 33% riesce a portare a termine una lettura ma soltanto a livello elementare (una lista della spesa, un elenco di magazzino, ecc.).

Una situazione drammatica, che emerge da una serie di indagini e di dati presenti in ricerche internazionali e che lo stesso De Mauro denuncia da moltissimi anni. In questo cataclisma che non è soltanto culturale ma sociale ed economico l’ex ministro Giulio Tremonti, nel 2008, decise di togliere 8,5 miliardi di euro dal budget dell’istruzione pubblica, tagliando ore di lezione, cattedre e insegnanti e riducendo i loro già miseri stipendi (siamo il Paese europeo che retribuisce di meno i docenti) avendo abolito gli automatismi stipendiali e perfino i rinnovi contrattuali.

La tagliola di Tremonti e della Gelmini, nella logica scriteriata e irrazionale del governo Berlusconi, non può che incrementare ancora di più l’analfabetismo degli italiani e il lento ma inesorabile declino economico del Paese. Sperando nella emarginazione definitiva di ministri così dannosi e in un futuro in cui anche la destra si renda conto della centralità del problema educativo in Italia, nei prossimi cinque anni sarà necessario un vero e proprio piano di rinascita della scuola italiana, con investimenti di lunga durata e l’accrescimento complessivo delle risorse finanziarie. Il primo passo dovrà essere una rivalutazione delle competenze e degli stipendi degli insegnanti, il secondo l’ammodernamento delle strutture edilizie e degli apparati tecnologici, la terza una rivoluzione culturale del modo di concepire l’apprendimento. Soltanto in questo modo saremo in grado dimenticare in fretta i guasti dell’era Tremonti-Gelmini.

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