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Knowledge Against Financial Capitalism. Intervista a Franco Berardi

BOLOGNA – “Reinventare l’autonomia della conoscenza è il compito del nostro tempo. Non è solo un compito politico. “ Un progetto di ricerca e di immaginazione, itinerante.  Teorizzato,  ma non solo, da Franco Berardi, che ci racconta la sua partecipazione al convegno  KAFCA a Barcellona, al Museo di Arte Contemporanea (MACBA), in collaborazione con SCEPSI – Scuola europea per l’immaginazione sociale di San Marino, l’1, 2 e 3 di dicembre.

Mentre la Spagna si prepara alle elezioni e alla vittoria della destra, KAFCA- Knowledge Against Financial Capitalism – è stata una “tre giorni” sul prossimo svolgersi dell’insurrezione europea, per salvare  la vittima principale di BCE e del  ceto politico europeo:  la Cultura. 
Politiche neoliberiste stanno tagliando l’istruzione e il sistema sanitario pubblico e stanno  annullando il diritto a uno stipendio e una pensione. Il risultato sarà l’impoverimento di gran parte della popolazione, un crescente precarietà delle condizioni di lavoro (autonomo, contratti a breve termine, periodi di disoccupazione) e l’umiliazione quotidiana dei lavoratori. L’effetto ancora da vedere della crisi finanziaria sarà la violenza, la gente evocano capro espiatorio per sfogare la loro rabbia. Pulizia etnica, guerre civili, l’obliterazione della democrazia. Questo è un sistema che al KAFCA  chiamano nazismo finanziario: FINAZISMO, e sta vincendo per due ragioni.

In primo luogo, perché abbiamo perso il piacere di stare insieme. Trenta anni di precarietà e la concorrenza hanno distrutto la solidarietà sociale. La virtualizzazione dei media ha distrutto l’empatia tra i corpi, il piacere di toccare l’altro, e il piacere di vivere in spazi urbani. Abbiamo perso il piacere dell’amore, perché troppo tempo è dedicato al lavoro e di scambio virtuale. In secondo luogo, perché la nostra intelligenza è stata sottoposta al potere algoritmico, in cambio di una manciata di soldi e una vita virtuale. Per un salario miserabile, un piccolo esercito di programmatori di software sta accettando il compito di distruggere la dignità umana e della giustizia. Il potere reale però non è negli edifici fisici, ma nel collegamento astratto tra numeri, algoritmi e informazioni. Il nuovo Presidente del Consiglio, ancor prima di avere ottenuto la fiducia, dichiarava i suoi intenti al “Corriere della Sera” in una lettera.  Il riferimento era a due riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne: rispettivamente, un attacco al sistema educativo e un sistema di politica antisindacale.  

Una politica antisociale che sta conducendo anche l’Europa, dove in Olanda si tagliano i fondi per i musei e l’editoria e in Inghilterra  l’Università si presenta con tasse esose e blocchi all’accesso. Gli effetti di lungo periodo sono la privatizzazione del sistema educativo e la descolarizzazione diffusa, con situazioni di violenza. “Immaginiamo che cosa possa accadere nel prossimo futuro, dice Franco Berardi “ col de-finanziamento della scuola pubblica, e come già testimonia dal Cile Valentina Montero:  il presente è la contestazione e la violenza, come negli anni di Pinochet”.  Contro il nuovo imbarbarimento, “Non bisogna  limitarsi a un lamento o a una semplice difesa,  ma puntare sulla dimensione dell’agire, sulla produzione del sapere,  creando Università di rete e una scuola autonoma senza alcuna mediazione politica, senza alcuna rappresentanza.  La democrazia reale si può opporre alla devastazione.  La mia impressione è che per il momento, si sia alla ricerca di un metodo.”   “Per quanto odiosa e devastante sia stata e sia la dominazione finanziaria sulla società europea, non possiamo salutare festosamente l’agonia dell’Europa politica perché questa può aprire la strada al ritorno delle bestie immonde: il razzismo, il fascismo, la guerra civile interetnica.  Dobbiamo dunque inventare una nuova dimensione postnazionale che vada oltre l’Europa di Maastricht e di Schengen, partendo dall’insurrezione che da Atene al Cairo, da Roma a Londra a Tunisi ha sconvolto e sconvolge l’equilibrio del mondo. Quell’insurrezione è destinata a continuare: non dipende da noi, perché essa è l’effetto inevitabile della intollerabilità crescente delle condizioni di vita in cui la classe finanziaria sta spingendo le società europee.  Ma nel corso dell’insurrezione europea che si dispiega è nostro compito immaginare un futuro oltre la crisi dello stato nazionale, oltre la fine del neoliberismo e l’agonia del capitalismo finanziario.
E’ nostro compito immaginare un futuro oltre il futuro della crescita, della competizione e del profitto.”
Groucho Marx avrebbe concluso “Perchè dovrei preoccuparmi dei posteri? Cosa hanno fatto per me?”

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