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Evasione fiscale. Con questa destra, in Italia lo Stato non vincerà mai

 

Oramai gli italiani intelligenti conoscono a memoria gli argomenti a difesa degli evasori fiscali, quelle pacchiane argomentazioni con le quali i vari Cicchitto, Santanchè, Capezzone e lo stesso loro leader Silvio Berlusconi mettono in guardia da supposte “derive” poliziesche dello Stato. È il ritornello continuo, che dura oramai dalla “discesa in campo” del Cavaliere, cioè dal 1993.

Il primo ritornello è la difesa della “privacy”. Con questo termine magico, la destra utilizza un diritto (quello alla riservatezza), sancito dalla legge, ma che con il pagamento delle imposte non c’entra nulla. In America, che è la patria dove storicamente nasce il diritto alla riservatezza, introdotto in Italia soltanto negli anni Novanta del secolo scorso, non esiste alcuna “privacy” quando si tratta di scoprire reati federali come l’evasione fiscale. Al Capone, negli anni Trenta, fu indagato per anni da trenta agenti del Ministero del Tesoro (comandati da quell’Eliot Ness poi interpretato da Kevin Costner nel famoso film di De Palma) in ogni suo movimento ma nessuno urlò contro lo Stato di polizia, se non forse i suoi legali corrotti.

Irrompere in località turistiche come Cortina per visionare libri di cassa e movimentazioni – operazioni normalissime in uno Stato che si rispetti ma che sono state violentemente attaccate dai berlusconiani – è cosa che dovrebbe allietare chiunque, soprattutto quei commercianti (gioiellieri, albergatori, ristoratori, proprietari di auto di lusso) che, con orgoglio, di fronte ai controlli dovrebbero poter dire: “Tutto a posto, vero? Ci sono tutte le fatture e questa auto me la sono comprata con il sudore della mia fronte” .

Il secondo ritornello è l’accusa secondo cui l’Italia, in questo modo, diventa uno “Stato di polizia”. A parte la crassa ignoranza di chi crede che quest’ultimo coincida con uno Stato repressivo mentre si tratta di una categoria storica dello Stato, sorto dopo l’Illuminismo e caratterizzato da una maggiore propensione dell’amministrazione pubblica ad interessarsi del benessere dei cittadini (“polizia” da “polis”, che vuol dire “comunità”, “città”), si tratta, come appare evidente agli onesti, del solito stratagemma per difendere gli interessi elettorali dei ricchi evasori ed esportatori di capitali, di cui i berlusconiani sono gli storici rappresentanti e i più convinti difensori e ai cui interessi piegano ogni tipo di legislazione.

Per combattere e vincere definitivamente la guerra contro l’evasione fiscale ci vorrebbe un accordo politico fra destra e sinistra con alla base l’eliminazione completa di queste false argomentazioni ma, fin quando nel nostro Paese la destra sarà rappresentata dai berlusconiani e da ministri economici come Giulio Tremonti, titolare del più grande studio tributarista italiano, tutto ciò sarà impossibile e le auto da centomila euro potranno continuare a sfrecciare a Cortina senza molti problemi.

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