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Sul caso Cosentino il Pdl è disposto a far saltare il banco

 

A cosa i berlusconiani abbiano ridotto la politica i cittadini italiani se ne possono rendere conto leggendo qualcosa sul “caso Cosentino”, il coordinatore campano del Pdl per il quale la Camera dovrà decidere se consegnarlo ai carabinieri o se salvarlo dalla galera, com’è successo per la maggior parte dei deputati poco onorevoli dal secondo dopoguerra ad oggi.

Dalle dichiarazioni bellicose di Cicchitto e da quanto emerge negli ambienti vicini al magnate di Arcore, pare che la vicenda Cosentino possa addirittura mettere in pericolo la tenuta del governo. “Non si possono immaginare geometrie variabili nella maggioranza. Se esiste una maggioranza in Parlamento deve votare nello stesso modo sempre” pare abbia dichiarato ai suoi Berlusconi. Per questo, anche dopo le dichiarazioni ostili di Cicchitto (“Chi pensa che il voto favorevole all’arresto di Cosentino non produrrà effetti politici generali si sbaglia di grosso”), il voto di giovedì, con il quale si esprimerà l’aula, pare sempre di più una sorta di spartiacque nell’attuale situazione politica.

Ma è incredibile ascoltare le dichiarazioni di questi finti garantisti berlusconiani, che in realtà concepiscono il laticlavio parlamentare soltanto come uno scudo penale. Quasi nessuno di loro parla, come dovrebbe fare, di “fumus persecutionis”, l’unico motivo per cui i parlamentari dovrebbero negare la richiesta di arresto formulata dai magistrati partenopei. Essi, infatti, in base a quanto dispone la Costituzione e la prassi delle autorizzazioni a procedere, non possono sostituirsi ai giudici, non possono dire “noi siamo convinti che Cosentino sia innocente”, non possono affermare, come ha fatto Berlusconi, “nelle carte non c’è niente”, perché le “carte” devono essere esaminate e valutate dai giudici e non dai parlamentari (se non per farsi un’idea dell’esistenza o meno del “fumus persecutionis”). A loro non spetta un “giudizio di innocenza”, né qualsiasi giudizio, ma soltanto la verifica se i magistrati abbiano sollevato accuse strumentali per eliminare dalla scena un uomo politico.

Ancora una volta, uno strumento che risale alla contrapposizione seicentesca fra Oliver Cromwell e la Corona inglese, quando i deputati del Lungo Parlamento erano soggetti alle violenze dei lealisti e dei giudici funzionari del Re, viene brandito nel 2012 per impedire ai magistrati di eseguire la custodia cautelare di un cittadino che dovrebbe essere uguale a tutti gli altri e che è accusato di essere organico ad uno dei clan camorristici più sanguinari della nostra storia recente. Ancora una volta, i berlusconiani calpestano ogni senso di civiltà giuridica, ogni prospettiva di uguaglianza. Anche per questo, il loro tempo deve terminare al più presto possibile.

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