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Ma una democrazia può reggere l’urto dei tassisti che gridano: “Se insistono sarà l’inferno”?

 

Gli insegnanti e i dipendenti statali hanno fatto qualche sciopero, alzato dei cartelli di protesta, poi hanno ripreso a lavorare in silenzio. Eppure, il precedente governo li ha tartassati con il blocco delle assunzioni, della contrattazione, oltre ad aver abolito gli scatti automatici legati all’anzianità, decurtando i loro redditi in modo sensibile e ingiusto. Una categoria di pecoroni o, semplicemente, persone civili che rispettano la democrazia e gli interessi collettivi?

Oggi i tassisti stanno letteralmente bloccando le piazze italiane, con la loro protesta che, per ora a parole, è sempre più violenta contro un governo che vuole cercare di riformare il settore, avendo già ceduto ad una delle loro richieste: quella di far rimanere ai Comuni la competenza per tutto ciò che riguarda il numero delle licenze e le tariffe, invece di trasferire questi poteri all’Authority sui trasporti. Una concessione non da poco, visto che i sindaci sono influenzati da interessi elettorali.

Ma quello che ora ci chiediamo è se il metodo utilizzato dai tassisti, che si può riassumere nel loro grido “Pronti alla guerra. Se insistono sarà l’inferno”, è accettabile per una società democratica. In altri termini: si può consentire ad alcune migliaia di persone, che rappresentano gli interessi di un solo settore dell’economia e non di un intero ceto sociale, di utilizzare questo tipo di ricatto per impedire qualsiasi ipotesi di modifica delle loro condizioni di lavoro tenendo presente anche gli interessi degli utenti? Può uno Stato di diritto piegare la testa di fronte ad una situazione del genere? E se domani dovessero ingaggiare una contrapposizione del genere i farmacisti, i notai, gli avvocati, i dentisti, gli ingegneri, gli architetti, scendendo in piazza, bloccando le loro attività e minacciando di armarsi per tramutare le vie pubbliche in tanti inferni simili a quelli dei tassisti? Cosa dovrebbe aspettarsi il cittadino comune, che paga le parcelle di quei professionisti oltre il tassista senza ricevuta, quando esce di casa con figli e coniuge per farsi una tranquilla passeggiata?

Per quanto le ragioni di una categoria di lavoratori che faticano ogni giorno in mezzo al traffico possano essere comprensibili, non si possono più comprendere i loro propositi e le loro parole, le loro minacce e la loro rabbia, che sono l’antitesi esatta del confronto e della democrazia. Di fronte alla loro protesta, occorre reagire e impedire che la loro intolleranza al dialogo diventi un evento normale in un Paese profondamente anormale.

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