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Il Parlamento delle plusvalenze. Diciotto milioni in poche ore

 

Il tesoriere della “Margherita”, uno dei rami secchi della diaspora democristiana, Luigi Lusi, con 90 bonifici si appropria di 12 milioni di avanzo del partito, frutto dei ricchi rimborsi statali, che evidentemente sono superiori alle effettive spese sostenute dai partiti nelle campagne elettorali. “Ne avevo bisogno” ha ammesso candidamente. È già un passo in avanti, perché qualcun altro avrebbe denunciato la “politicizzazione della magistratura” o “ la gogna mediatica”.

Altro giro, altro affare. E che affare! Il senatore del Pdl Riccardo Conte, membro della Commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama, di prima mattina acquista per 26,5 milioni di euro un intero palazzo in pieno centro a Roma (3900 metri quadrati) e, nel primo pomeriggio, lo rivende all’ente previdenziale degli psicologi per 44,5 milioni di euro e senza sborsare nemmeno una caparra di dieci euro.

Ma chi era il vecchio proprietario del palazzo? Forse lo stesso personaggio che dà un anticipo a Totò per acquistare la fontana di Trevi? Manco per niente, perché il proprietario è il Fondo Omega, cioè un fondo immobiliare specialista in queste operazioni, gestito dalla “Fimit” di Massimo Caputi per conto di (tenetevi forte) “Banca Intesa”. E lo specialista non sa che lo stesso palazzo si può vendere ad una cifra superiore a diciotto milioni?

Come definire il Parlamento dopo aver riflettuto su queste due storie deteriori? Come possiamo considerare il senatore berlusconiano (un imprenditore di Brescia), che invece di curare gli interessi del Paese è strenuamente impegnato a realizzare plusvalenze milionarie nei pressi dell’edificio dove il suo partito l’ha piazzato dopo le elezioni del 2008?

Non si registrano reazioni da parte dei protagonisti di queste storie, se non quella di Lusi che dice di voler restituire immediatamente almeno cinque dei 12 milioni fatti sparire (e gli altri? Vuole forse una rateizzazione o una dilazione?). In realtà sarebbero necessarie altre reazioni, quelle dei cittadini comuni, costretti a sopportare di avere questo genere di rappresentanti in Parlamento. Sono i cittadini che dovrebbero smuoversi e prendere a calci in culo (letteralmente) chi ha occupato i luoghi della democrazia scambiandoli per una succursale della propria impresa, per arricchire i conti nelle banche svizzere. Ora davvero si è toccato il limite, oltre il quale ci sono soltanto i forconi.

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