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Articolo 18. L’appello di 121 giuristi contro le mistificazioni della destra

Sono giuristi, docenti e avvocati che hanno sottoscritto un documento promosso da uno studio legale di Bologna contro le incredibili bugie della destra e del governo Monti sulla supposta illicenziabilità dei lavoratori italiani.

Finalmente un moto di riscossa, dopo un preoccupante silenzio, su quella che probabilmente passerà alla storia come una delle più grandi mistificazioni della storia italiana degli ultimi anni: l’impellente necessità dell’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori se si vuole  aumentare l’occupazione e attirare di nuovo gli investimenti stranieri.

Uno studio legale associato di Bologna ha infatti lanciato l’appello “Articolo 18: le verità nascoste” che ribadisce in modo netto i contorni della mistificazione in atto. Al documento hanno aderito fino ad ora 121 giuslavoristi, molti dei quali avvocati che ogni giorno sperimentano nei tribunali di tutta Italia la falsità delle notizie diffuse dalla destra in modo strumentale, per dimostrare che l’applicazione dell’articolo 18 da parte dei giudici produce danni ingentissimi alle imprese.

La realtà, documenta l’appello, è del tutto diversa. È oramai un mese che milioni di italiani (poco informati su una materia così tecnica) sono bombardati dalle false notizie riguardanti l’articolo 18. Si sa che “una bugia ripetuta mille volte diventa verità” (il metodo utilizzato, da sempre, dai dittatori per finalità anche molto più truculente di quelle che si pone la destra in Italia) ed è proprio questo l’obbiettivo della campagna martellante di disinformazione in atto sui media, sulle televisioni e soprattutto sui giornali berlusconiani. «Da oltre trent’anni – scrivono i giuslavoristi – si sente raccontare la storiella falsa del garzone di bottega amante della moglie del titolare che viene reintegrato sul posto di lavoro perché i suoi incontri amorosi con la donna avvenivano fuori dal posto di lavoro». I giudici non si adeguano affatto alle ragioni del lavoratore, come sostiene la propaganda, ma decidono caso per caso, sulla scorta degli avvenimenti presentati dalle parti, per vagliare se effettivamente l’impresa che vuole operare il licenziamento individuale lo faccia realmente per motivazioni economiche.

Proprio quest’ultimo punto è quello più increscioso, perché la propaganda della destra, sostenuta incredibilmente anche da autorevoli opinioni, come quelle degli economisti liberisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, propala l’idea che il licenziamento per motivi economici non sia previsto in Italia e quindi un’impresa non possa ridurre il proprio personale quando è in crisi economica. Il caso viene citato in molti dibattiti televisivi, scrivono i giuristi, « per mostrare l’assurdità di una legislazione che ingessi fino a questo punto l’attività imprenditoriale». Queste leggi assurde, poi, «si salderebbero con una asserita “eccessiva discrezionalità interpretativa” dei magistrati (categoria della quale, nell’ultimo ventennio, ci hanno insegnato a diffidare) e sarebbero la causa, o quantomeno la concausa, del precariato giovanili».

Non c’è nulla di vero in tutto questo, nemmeno una virgola o un punto esclamativo. Ogni giorno, in Italia, sono avviate le pratiche di migliaia di licenziamenti, sia collettivi che individuali, da centinaia di imprese, che, ad esempio, vogliono delocalizzare i loro impianti in Serbia o in Romania. Ogni giorno, in Italia, centinaia di lavoratori ricevono la lettera di licenziamento che comunica loro una spettrale decisione, con l’avvio di un periodo di instabilità e di cassa integrazione, mentre i giornali della destra continuano a fare i titoli sulla impossibilità di licenziare nel nostro Paese.

Come appare chiaro, l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non solo non impedisce i licenziamenti in Italia ma svolge una funzione completamente diversa, che è quella di sanzionare il «comportamento illegittimo del datore di lavoro ripristinando lo status quo ante che precedeva il licenziamento illegittimo e la cui esistenza – per l’appunto –  impedisce che il potere nei luoghi di lavoro (con più di 15 addetti, purtroppo, perché altrove, appunto, tale tutela non c’è) possa essere esercitato in modo arbitrario e lesivo della dignità dei dipendenti».

L’articolo 18 sta sconvolgendo il dibattito politico e sta per agire in profondità perfino sulla struttura dei partiti. Ad esempio, il Partito democratico è a rischio spaccatura proprio su questo argomento. Che sia poi questo il vero obiettivo che si pone la destra?

 

LEGGI IL TESTO DELL’APPELLO

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