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Berlusconi-Mills: i trombettieri di Arcore esultano. Ma il complotto dei giudici?

 

Leggere i giornali della destra berlusconiana oggi è un vero e proprio ardimento logico. “Berlusconi batte pm 25-0” titola “Libero”. Nel suo editoriale, il direttore Maurizio Belpietro, dice che il processo a Berlusconi per aver corrotto l’avvocato inglese David Mills era semplicemente “roba vecchia” che nessun giudice imparziale avrebbe mai preso in considerazione. Per i trombettieri berlusconiani è tutto un problema di “accanimento giudiziario” contro il loro idolo. Oramai le accuse erano così datate che la prescrizione le aveva inesorabilmente travolte.

Anche “Il giornale” mette in risalto che il Cavaliere ha battuto “25-0” i pm ma Vittorio Feltri la butta sull’ironico (senza molto senso, a dire la verità): «Dopo 2.600 e passa udienze non sono ancora riusciti a condannare Silvio Berlusconi. Se lui non è un santo, e a questo punto neppure beato ( con le rotture che gli hanno inflitto), i magistrati non sono dei fenomeni, altrimenti almeno una condannina, magari fasulla, sarebbero stati capaci di ammollargliela».

Ovviamente, Feltri, così come Belpietro, si guarda bene da sottolineare i dati della realtà. Nel 2005, Silvio Berlusconi impose al Parlamento l’approvazione della legge Cirielli che ha abbreviato da 15 a 10 anni i termini di prescrizione. Senza la Cirielli ci sarebbero voluti ancora tre anni per portare a compimento il processo e quindi si sarebbe avuta, molto probabilmente, una condanna per l’ex presidente del consiglio.

Ovviamente, Feltri, così come Belpietro, si guardano bene dal ricordare le motivazioni con le quali, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (vale a dire il massimo organi giudicante all’interno del massimo organo di giudizio), il 21 aprile 2010, avevano confermato i termini di prescrizione per David Mills ritenendolo comunque colpevole del reato ascrittogli e condannandolo a pagare 250 mila euro di danni allo Stato. Ma se Mills era stato riconosciuto colpevole di essere stato corrotto da Berlusconi, come poteva Berlusconi essere innocente?

Sì che lo era, arzigogolano i difensori, fondando le loro armi soprattutto sulle versioni contrastanti fornite dallo stesso Mills circa quei famosi 600 mila dollari. Il quale provvido legale ha dichiarato che i soldi erano stati donati «in parte come spese, in parte come regalo e in parte come prestito». Lo stesso Silvio Berlusconi chiarisce i termini della vicenda: Mills «ha preferito dichiarare, per pagare meno tasse, che si trattava di un regalo e ha chiamato in causa, per primo, il manager Carlo Bernasconi (dirigente del gruppo Fininvest, ndr) che era morto. Poi in Italia si è deciso a raccontare la verità». Curioso questo Mills, nota Marco Travaglio: non trova di meglio, per cavarsi d’impaccio da una somma ricevuta su cui deve pagare le tasse, che mettere in mezzo un presidente del consiglio italiano! Se voleva qualcosa di “very discret”, cioè di poco clamoroso, la sua scelta di mentire non fu proprio la più intelligente.

Infine: nessun trombettiere berlusconiano riconosce il dato di fatto più eclatante. Ma il complotto dei giudici? Dove sta il loro disegno politico? Hanno dato torto al modello di prescrizione previsto dai pubblici ministeri, calcolando la fine de processo più o meno come volevano i difensori del Cavaliere. Ed allora: perché erano stati ricusati con la certezza che avessero già maturato una sentenza di condanna per l’ex premier?

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