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I “garantiti” con i salari più bassi d’Europa

ROMA – Professori, professoresse, manager  che fanno parte della equipe di Mario Monti hanno scoperto l’acqua calda.

Eurostat ha diffuso i dati sulle retribuzione  dei lavoratori nei paesi dell’Eurozona. Confermano  che  salari e gli stipendi di chi nel nostro paese lavora nelle aziende con più di 10 dipendenti sono fra i più bassi di Europa. Fanalino di coda  che lascia dietro di se solo Malta,  Slovacchia, Slovenia e Portogallo. Con 23.406 lordi annui siamo dietro a   Lussemburgo (48.914), Olanda (44.412) o Germania (41.100), i paesi ai primi posti della classifica. Ci precedono anche i lavoratori di  Irlanda, Grecia, Spagna e Cipro. Ancora:: in quattro anni il rialzo è stato del 3,3%, in Italia, mangiato dall’inflazione contro il +29,4% della Spagna , il +22% del Portogallo, Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11%), Francia (+10%) e Germania (+6,2%). Un quadro desolante. Il ministro Foriero non si lascia scappare  l’occasione  per farne una delle sue. Si mostra  quasi sbigottita dalla realtà che Eurostat le ha messo sotto gli occhi. E lancia un grido di battaglia:  “ In Italia «bisogna scardinare» il sistema per cui ci sono «salari bassi e un costo del lavoro comparativamente elevato” Altri professori si esibiscono in lamenti per questi opoveri lavoratori, il rimedio è alzare la produttività.

Cioè, nelle loro intenzioni, lavorare di più: Non pensano neppure che la produttività dipende dalla organizzazione aziendale, dall’innovazione, dagli investimenti. Eppure dovrebbero sapere che agenzie internazionali che fanno ricerche sul lavoro dicono che gli operai italiani sono fra quelli che più lavorano. Allora si passa alla flessibilità che farebbe aumentare i salari. Ma, sempre le agenzie di ricerca, dicono che l’Italia è fra i paesi dove il lavoro è più flessibile. In realtà professori e manager che ora gridano alla scandalo e sui fanno paladini di chi  non arriva alla fine del mese arriva alla fine del mese  o ci sono o ci fanno. Fino a qualche ora fa  questi lavoratori che guadagnano una miseria venivano chiamati “ garantiti” per contrapporli a chi non ha diritti, ai giovani.

 

Quei salari resi noti da Eurostat sono, di fatto, conosciuti da molti anni. I sindacati, con i loro istituti di ricerca ogni anno rendono noti salari e stipendi. Ma anche l’Istat, l’Inps conoscono bene la situazione. Sarebbe gravissimo se attenti professori come Elsa Fornero, ma lo stesso Monti, il ministro Passera,  quelli insomma che siedono al tavolo del confronto con le parti sociali ignorassero la situazione e che solo leggendo i dati di Eurostat siano venuti a conoscenza che i “garantiti” se la passano proprio male. Speriamo che non diano la colpa all’articolo 18. Camuso, Bonanni e Angeletti lo hanno detto a chiare lettere che il problema è il lavoro, che non esiste contrapposizione fra giovani e anziani, fra padri e figli, che occorre , da subito,  avviare una politica fiscale per riequilibrare i redditi.. L’occasione c’è.. Ora Monti, Foriero, Passera nopn possono più dire “ non sapevamo”. Già grave per grandi professionisti  e grandi manager, ma ancori di più se insistono sui garantiti che toglierebbero il posto ai giovani a loro volta accusati di volere il posto fisso per stare vicino a mamma e papà, sui fannulloni di Brunetta memoria. Scendano sulla terra, fra i “garantiti”  appunto. Che hanno il “privilegio “ di vivere con poco più di ventimila euro lordi. Annui..

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