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Bersani ha poche alternative. Esca da una maggioranza che vuole distruggere il Pd

 

Oggi Pierferdinando Casini intima al Pdl e al Pd di fare pace al più presto, altrimenti «ce ne andiamo tutti a casa». Secondo il leader dell’Udc, «se si continua così il governo prima o poi entra in crisi». Sotto accusa il violentissimo scontro fra il Partito democratico e il partito berlusconiano sull’articolo 18. Ma soltanto un ingenuo o un incapace credono che il Pd possa accettare, come se niente fosse, l’ennesimo stravolgimento dei diritti dei lavoratori (cioè, buona parte del suo elettorato), dopo una riforma delle pensioni che ha accollato ai più deboli l’onere del risanamento dei conti pubblici.

Oramai è chiaro che, dietro la manomissione dello Statuto dei lavoratori, si cela il tentativo di indebolire, fin quasi all’eutanasia, il principale partito della sinistra, al quale i sondaggi assegnano il primo posto in termini elettorali. L’abrogazione dell’istituto del reintegro per il lavoratore licenziato per falsi motivi economici non è in grado di far tornare gli investimenti esteri in Italia (una delle criminali menzogne propalate da questo governo), né di aumentare l’occupazione (le imprese assumono quando ci sono aspettative di crescita economica) ma è il migliore stratagemma per sezionare il Partito democratico e ridurlo ad una scomposizione di tre o quattro piccoli partiti in lotta sanguinosa fra di loro.

Con l’attuale legge elettorale (che la maggioranza non sarà mai in grado di cambiare), l’unico beneficiario di tale situazione sarebbe il partito berlusconiano che, in men che non si dica, tornerebbe ad un’alleanza strategica con la Lega e riconquisterebbe la maggioranza parlamentare di fronte ad una sinistra frantumata e indebolita. Casini e Fini farebbero buon viso a cattivo gioco e magari accetterebbero di tornare con un Berlusconi redivivo, il “padre nobile” da inviare al Quirinale, mentre Angelino Alfano costituirebbe un nuovo governo di centro-destra.

Ecco perché sull’articolo 18 si giocano battaglie che hanno veramente poco a che fare con la famosa riforma del mercato del lavoro. Esso è come il cavallo di Troia, nasconde al suo interno le truppe in grado di frantumare il centro-sinistra in poche, fulminee battute. Forse Bersani l’ha compreso. Forse.

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