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Governo & Misfatti. La Cgil “pone veti” mentre le corporazioni e le imprese“suggeriscono”

 

Ma non si vergognano nemmeno un po’? Quando la mattina, allo specchio, Mario Monti ed Elsa Fornero, nei loro luminosi bagni borghesi, si osservano, possibile che non arrossiscano? Forse la ministra verserà qualche altra “lacrima da coccodrillo”, ma possibile che non si accorga del cumulo di menzogne che il suo governo e lei stessa propalano ogni santo giorno?

La storia dell’articolo 18 e delle liberalizzazioni rischia di diventare qualcosa di unico nella storia contemporanea per il livello di mistificazioni che ne hanno accompagnato l’iter di approvazione. Non appena ideata la strategia vincente per rendere più facili i licenziamenti falsamente economici, con il “restyling” dello Statuto dei lavoratori, il poco encomiabile premier disse: «Mi dispiace ma l’epoca dei veti è terminata». Si riferiva ai supposti “veti” della Cgil, l’unico sindacato italiano che difenda ancora i diritti dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, in forma anche dura (Cisl e Uil, infatti, da parecchio tempo fanno un altro mestiere e ci piacerebbe sapere quale).

Ora, in lingua italiana “veto” significa “barriera”, “diniego insuperabile”. È un veto, ad esempio, quello previsto dallo Statuto delle Nazioni Unite accordato ai cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna): se viene esercitato, il Consiglio non può prendere alcuna decisione.

Evidentemente, l’attuale Governo non conosce a sufficienza il significato di questo termine perché non ci sembra che la Cgil sia in grado di esprimere “veti”; forse esprime “dinieghi” a proposte di legge che, secondo la sua libera volontà e opinione, ritiene ingiusti e dannosi per la collettività dei lavoratori. Tanto è vero che Monti ha dichiarato che manometterà l’articolo 18 anche senza l’accordo con i sindacati.

È singolare la concezione della democrazia che la terribile coppia Monti & Fornero esprime. Si “rammaricano” perché la loro riforma del mercato del lavoro non è condivisa, il che per loro significa che  il maggiore sindacato italiano non può porre veti, cioè deve essere d’accordo obbligatoriamente. Poi, però, quando si tratta di liberalizzazioni, di banche e ordini professionali, quelli che sono veri e propri “veti”, diventano necessari “suggerimenti”, perché lì si toccano gli interessi delle imprese e del lavoro autonomo, insomma dei “ceti produttivi” (i lavoratori, come tutti sanno, non producono nulla). Le banche hanno ottenuto che i conti correnti aperti a favore dei pensionati non siano gratuiti, mentre le famose “liberalizzazioni” su cui il premier scommetteva il suo volto politico, sono entrate in vigore con facoltose concessioni alle corporazioni (farmacie, notai, avvocati con i quali l’Esecutivo ha intavolato una vera e propria trattativa, alla faccia della fine della concertazione), che hanno tenuto bloccato il Parlamento per intere settimane, impedendo con i loro “veti” l’attività di un organo sovrano.

Insomma, dato che quelli che criticano la loro opera illuminata non sono proprio stupidi, come Monti & Fornero forse ritengono, si è capito che la fine della concertazione riguarda soltanto i sindacati dei lavoratori. Da ora in poi, li si ascolteranno, magari distrattamente, ma poi si farà come dicono loro. Poi, tutt’al più, “si rammaricheranno”.

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