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Esodati e mazziati. Quando i “tecnici” al Governo non sanno fare di conto

ROMA – Hanno cattedre universitarie e stipendi di tutto rispetto. Hanno scritto libri e prodotto ricerche, sono i cervelli del sapere italiano. Alcuni di loro hanno perfino cattedre in America eppure riescono a scrivere sul principale quotidiano italiano che nel nostro Paese è impossibile licenziare oppure che le imprese straniere non investono da noi perché c’è l’articolo 18.

Alcuni di loro continueranno purtroppo ad insegnare, altri riusciranno a scalare le vette dell’amministrazione pubblica ed essere nominati ministri. A quel punto la frittata sarà fatta. Il caso della signora Elsa Fornero probabilmente passerà alla storia politica. Autrice di una riforma pensionistica che attribuisce le esclusive colpe del deficit pubblico al popolo dei pensionati da mille euro al mese (per ideare una riforma così non c’è certo bisogno di una cattedra universitaria), a dicembre ha innalzato le soglie della pensione di vecchiaia e di anzianità senza nemmeno aver prima azzeccato il conto di quanti “esodati” avrebbe ghigliottinato. Al momento della riforma, i conti fatti dalla signora calcolavano in 65 mila i lavoratori che, per effetto di accordi pregressi, sarebbero stati accompagnati alla pensione da assegni di mobilità per un certo periodo di tempo e che l’allungamento dell’età pensionistica avrebbe fatto saltare in aria. Ma i conti sono risultati clamorosamente sbagliati, perché soltanto gli accordi chiusi entro il 4 dicembre (come quello del comparto bancario) coprivano interamente quella cifra e vi rimanevano fuori un numero di lavoratori fra i cento e i trecentomila. Un caso eclatante di incapacità previsionale e gestionale.

Intervistata da “Report”, la signora, invece di scusarsi con il popolo degli esodati per il cumulo di errori commessi, non ha saputo dire altro che “Non ci hanno mica chiamato per distribuire caramelle”, facendo perfino spazientire una compassata e riflessiva Milena Gabanelli. Nello stesso tempo, la medesima trasmissione raccontava di un altro popolo di sfortunati connazionali che si sono imbattuti nella pervicace signora: quello dei “mancati ricongiunti”, persone che, colpiti da un cambio di istituto previdenziale intervenuto nel corso della loro vita lavorativa, sono impossibilitati a ricongiungere i contributi versati perché costerebbe troppo (i calcoli arrivano fino a 300 mila euro chiesti a diversi pensionandi). Qui per la verità, la massima parte delle colpe le ha un ministro, quel Maurizio Sacconi che architettò l’avvelenamento dei pozzi prima di abbandonare il suo incarico ministeriale ma la signora ci ha messo del suo, quando ha difeso a spada tratta il provvedimento (“Ma se uno passa ad un regime contributivo più favorevole dovrà pur pagare qualcosa, no?”, dimenticandosi che il passaggio per molti non era stato scelto ma imposto), ritenendo equa una disposizione che, in moltissimi casi, dimezzerà gli assegni pensionistici di molti suoi connazionali.

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