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Il Pdl affila i coltelli. Proposta una legge per rendere pubblici i redditi e i patrimoni dei giudici

Chi riteneva che il pensionamento di Silvio Berlusconi potesse mettere fine alla guerra del Pdl contro la “casta” dei giudici dovrà ricredersi. Tramontata l’ipotesi di approvare una legge sulla responsabilità civile personale che, unica in Europa, avrebbe praticamente impedito la condanna degli imputati ricchi e potenti (era questo il vero obiettivo della proposta di legge della Lega), ora il senatore campano berlusconiano Raffaele Lauro ha depositato una proposta di legge per estendere ai magistrati quanto previsto per i deputati e i manager pubblici in materia di trasparenza dei redditi. Dovrebbero, cioè, essere resi pubblici i loro redditi, gli investimenti azionari e gli immobili, utilizzando i siti web di ogni tribunale e procura della Repubblica. Ne parla in termini entusiastici Franco Bechis su “Libero”, secondo il quale in questo modo «anche gli indagati si faranno un’idea più precisa del pm che dovrà interrogarli».

E cioè? Se l’indagato sa che ad interrogarlo è un pubblico ministero ricco sarà un conto, mentre se invece è uno che vive in affitto e non possiede azioni è un altro? Forse Bechis intende dire, ad esempio, che se Niccolò Ghedini conoscesse la consistenza dei redditi dei giudici del tribunale di Milano che devono giudicare Silvio Berlusconi per il caso Ruby, ciò influirebbe sulla strategia difensiva? E in che modo, di grazia?

Ma sicuramente c’è qualcosa che ci sfugge. Ad esempio, nel caso di giudici che vendono una sentenza, la pubblicazione della loro dichiarazione dei redditi potrebbe aiutarci a comprendere meglio se sono probi? E perché allora non pubblicare anche notizie relative alla moglie, ai figli (se studiano, se spacciano, se sono gay, ecc.), alle amanti, e così via? A pensarci bene, «Il Giornale» a suo tempo aveva tentato qualcosa del genere, rispolverando la storia di Elda Boccasini che si sbaciucchiava negli anni ’70 con un pericoloso «giornalista democratico» nei pressi del suo luogo di lavoro (una fissata, la Boccassini, anche allora perseguiva i delinquenti). Ma allora, perché non pensare a qualcosa di più efficace, diciamo così, di più risolutivo? In modo tale che tutti i magistrati capiscano l’antifona e la smettano di indagare su quei poveri politici, che sono tutti per definizione «chiari e puri» come il Celeste Formigoni? Ad esempio, metterli in ceppi?

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