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Leena Ben Mhenni. Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario

ROMA – La rivoluzione iniziata in Tunisia e in Egitto è stata lanciata da giovani istruiti,  che hanno utilizzato i mezzi di comunicazione di Internet come i social network per mobilitare le masse.

Tra questi sono un numero significativo di donne. Leena Ben Mhenni, la blogger eroina della rivoluzione tunisina: da tempo attenta alla libertà di espressione, dei diritti umani (in particolare i diritti delle donne e dei diritti degli studenti), ai  problemi sociali, alla sensibilizzazione delle coscienze.  Anche lei tra coloro che hanno deposto il regime del presidente Ben Alì,  dopo oltre 20 anni di dittatura.  

Contro di lei l’aggressione, da esponenti delle forze dell’ordine, col chiaro intento di ridurla al silenzio.  «Ma non ci riusciranno», dice Lina Ben Mhenni, 22 anni il prossimo 22 maggio, da mesi volto simbolo del cambiamento tunisino, candidata al premio Nobel per la pace. “E ‘incredibile che si possa cacciare Ben Ali, come si è fatto; ora però dobbiamo anche dare la caccia a tutti coloro ha lasciato dietro di sé. Essi non possono fermare la rivoluzione. Ci batteremo per questo e faremo di tutto per proteggerla. “

Così la lettera aperta,  sul suo blog, al ministro Giulio Terzi: “Eccellenza, avendo appreso che la scorsa settimana due persone sono state espulse dal vostro paese,  su un volo aereo Roma-Tunisi,  in condizioni che in nulla hanno rispettato la dignità né i loro diritti più elementari (mani legate, bocche nastrate …) e peggio ancora, hanno gravemente danneggiato le relazioni amichevoli tra i nostri due popoli, ho sentito mio dovere parlare a voi come un cittadino della Tunisia e del mondo, ma anche come titolare del Prix de Rome per la Pace e dell’azione umanitaria per il 2011 per esprimere il mio profondo sgomento e vi chiedo cortesemente accelerare nel più breve  tempo  possibile, un’indagine approfondita e imparziale sul caso e ripristinare le due persone coinvolte nei loro diritti.” , a cui si è risposto, tra l’altro,  che “nel caso in questione non vi era alcun intento discriminatorio e che l’azione del governo italiano continuerà a concentrarsi sui valori della libertà, solidarietà e rispetto dei diritti umani diritti fondamentali.”
Attendiamo, infatti , che Parlamento, magistratura e una inchiesta giudiziaria indipendente facciano chiarezza.
Ora Leena segue con attenzione lo sviluppo politico del suo paese: “Molti leader islamici sono moderati in pubblico, ma estremisti nelle moschee”.

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