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L’idea di «equità» di Mario Monti. Voleva tutelare le superpensioni dei burocrati

Che vergogna questo governo! Ieri, grazie all’emendamento votato da Lega nord, Idv, Pdl è stata impedita un’altra grave ingiustizia, un altro grave sberleffo ai pensionati da mille euro al mese cui non viene riconosciuta più nemmeno la rivalutazione per compensare l’aumento del costo della vita.

Questo governo inverecondo aveva pensato di proporre una norma che avrebbe salvaguardato il calcolo delle pensioni di quei superdirigenti, come ad esempio il capo della polizia Antonio Manganelli, alle cui retribuzioni è stato imposto un tetto pari alla retribuzione del primo presidente della Corte di Cassazione, quindi circa 300 mila euro. Lo stesso Manganelli ne prendeva circa 600 (lordi). Ovvio che tale decurtazione avrebbe prodotto un effetto negativo sul futuro assegno pensionistico di questi fortunati, che si sarebbe notevolmente abbassato. Per evitare tutto questo, il governo della «austerità solo per i poveri» aveva pensato di proporre una norma legislativa tramite la quale, nonostante il taglio dei superstipendi, le pensioni  non ne avrebbero risentito, continuando ad essere calcolate con il metodo retributivo applicato agli stipendi “pieni”, cioè quelli che i fortunati riscuotevano prima del taglio propagandistico operato da Mario Monti, tutto ciò comportando un notevole aggravio di spesa per i conti pubblici.

Il governo si è giustificato  asserendo che, in caso di ricorso dei futuri superpensionati,la Corte Costituzionale potrebbe bocciare il provvedimento e decidere di ripristinare la situazione precedente, con grave nocumento per le casse dello Stato. Quindi il provvedimento tendeva a scongiurare una sentenza negativa della Consulta. Quale accortezza! Per i superpensionati, l’attuale Esecutivo ha addirittura voluto prevenire una sentenza dei giudici costituzionali perché, con enorme preveggenza giuridica, sa già che sarà negativa! E piuttosto che dover sopportare un futuro aggravio di spesa (ipotetico), preferiva sopportarla subito, ovviamente tagliando magari ancora una volta su scuola e sanità, massacrate anche dal precedente governo Berlusconi.

Certamente bisogna distinguere. Il voto contrario di Pdl e Lega – che comunque ha contribuito a non consentire questo sconcio – è stato del tutto strumentale. I deputati berlusconiani sono capaci di colpire i ricchi soltanto quando si tratta di dipendenti statali, non certo quando sono imprenditori privati, magari supercorrotti e supercorruttori. Per quanto riguarda la Lega, oramai ogni sua decisione parlamentare è finalizzata a recuperare i consensi dei suoi elettori, che forse hanno compreso con chi hanno a che fare. 

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