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La Sardegna abolisce quattro province. Ma i partiti scalpitano: hanno bisogno della greppia pubblica

C’è qualcuno che conosce Medio Campidano? Od Ogliastra? Sono due delle provincie sarde che, insieme a Sulcis e Gallura saranno abolite, dopo il risultato del referendum «anticasta» svoltosi in Sardegna e che ha visto una forte partecipazione popolare. I cittadini sardi hanno inviato un segnale roboante all’attuale e al prossimo governo: bisogna abolire al più presto questi repertori dell’impero romano e del fascismo, oramai del tutto inutili nella gestione amministrativa dello Stato. Ci vorrà una legge costituzionale, si dice: e allora? È forse impossibile mettere in calendario una riscrittura semplice semplice dell’articolo 114: «La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato».  L’iter della legge, che è “rinforzato”, essendo la nostra una Costituzione rigida, potrebbe iniziare ora e magari terminare nella prossima legislatura.

Inutile continuare ad affermare, come pure sostengono alcuni esponenti del Partito democratico, ad esempio Massimo D’Alema, che i risparmi non ci sarebbero, perché comunque le funzioni delle Province dovrebbero essere svolte dai Comuni o dalle Regioni. Se gli accorpamenti e le eliminazioni di sedi ed uffici non comportano alcun risparmio, allora ci dovrebbe spiegare come mai, in tutto il territorio nazionale, stanno aggregando selvaggiamente migliaia di istituti scolastici ed ora si vogliono “razionalizzare” (che nel linguaggio in auge di questi tempi significa “tagliare”) gli uffici delle prefetture e perfino quelli della polizia e dei carabinieri. Anche in questi casi non spariscono le “funzioni” e in parte nemmeno il personale, eppure i risparmi ci sono.

La realtà è che il ceto politico vive anche di province. I responsabili dei partiti, i funzionari e i dirigenti locali, vivono anche dello stipendio che ricevono in qualità di consiglieri provinciali, di assessori ed aspirano a diventare Presidenti di provincia per scalare la classifica. Eliminare questi inutili orpelli significa togliere di mezzo un possibile stipendio per un funzionario di partito, che così rimarrà un peso per il suo gruppo, costretto a trovare altre forme di finanziamento.

La cosa vergognosa è che, i partiti titubano sull’abolizione delle province ma sono pronti (almeno il Pdl e la Lega) a tagliare qualsiasi finanziamento ai sindacati. Fra i compiti assegnati all’evergreen Giuliano Amato ci sarebbe anche quello di rivedere il finanziamento statale ai patronati e ai CAF, gestiti dai sindacati. Lo Stato trasferisce a queste meritorie istituzioni finanziamenti per ogni 730 e per il loro lavoro di consulenza. Ovviamente, la destra starnazza, come sempre quando si tratta di scontrarsi con le organizzazioni dei lavoratori. Ci si dimentica che, a differenza dei partiti, i sindacati offrono servizi gratuiti ai cittadini e che ogni taglio ai finanziamenti equivale ad un servizio pubblico in meno. Ci sono milioni di persone che non possono farsi fare la dichiarazione dei redditi dallo studio Vitaletti-Tremonti.

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