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Il Pd che perde le elezioni, il Pdl da rifondare. Le verità rovesciate di Maurizio Belpietro

Maurizio Belpietro, in stato comatoso dopo la stangata elettorale che ha colpito il suo amato partito berlusconiano, è uno dei pochi giornalisti italiani a sentenziare: “il Partito democratico ha perso”. Ieri un titolo che voleva stupire (senza effetti speciali) gridava: “Parmacotti”, purtroppo copiato pedissequamente da “Il Fatto”. Entrambi i quotidiani, con quel titolo, cercavano di asserire che il vero sconfitto elettorale fosse Pierluigi Bersani. Curioso destino accomuna i due giornali: entrambi vedono una sconfitta del principale partito della sinistra che, oggettivamente, non c’è stata. Al contrario, proprio il partito di Bersani ha mostrato di essere l’unica formazione italiana a reggere l’urto di una disaffezione dell’elettorato che ha lasciato a casa più della metà degli elettori.

Ma oggi Belpietro veramente non sa a che santo votarsi. Racconta della violenta polemica fra il fondatore del Movimento 5 stelle e il segretario democratico. Secondo la sintesi belpietrista (da prendere sempre con le mollette) «Grillo distrugge il Pd e adesso marcia su Roma: avviso a Casta e Napolitano». Davvero incomprensibile: forse la destra vuole appropriarsi di un Beppe Grillo che, a dispetto dei suoi critici di sinistra, fino ad ora si è impegnato soltanto nelle battaglie tradizionali dei progressisti (beni comuni, democrazia su internet, lotta alla criminalità organizzata, diffusione della rete, trasparenza negli atti politici, ecc.)? È probabile, visto lo stato prefallimentare del partito berlusconiano («oramai quasi inesistente» bofonchia Giuliano Ferrara). Ma non è finita, perché oggi, il vicedirettore dal cognome improbabile, Massimo de’ Manzoni, continua a ripetere che il Pd è stato distrutto da Grillo. Ma dove, ma quando? Boh! È il giornalismo non delle notizie ma delle speranze.

«Il Giornale» del terribile Sallusti addirittura si appella all’odiato Carlo De Benedetti (i cui ori grondano ancora del sangue versato nei suoi conti correnti dal povero Cavaliere), che avrebbe sentenziato: «Bersani, non è vero che hai vinto». Che s’ha da fa’ pe’ campa’. E sottolinea: «Ci devono essere profondi cambiamenti nel Pd».

Insomma, ricapitoliamo. Per la destra il vero sconfitto da queste elezioni amministrative è il partito di Bersani. La “sconfitta” sarebbe questa: prima delle elezioni c’erano 18 comuni capoluogo amministrati dal centro-destra (con o senzala Lega) e 8 dal centro-sinistra (con il Pd). Dopo la tornata elettorale, siamo passati, negli stessi Comuni capoluoghi, a 17 per il centro-sinistra (non contando Palermo, dove il candidato democratico è stato sconfitto alla sua sinistra) a 8 per il centro-destra. Ma questa sarebbe una “ sconfitta”?

Aggiorniamo il nostro vocabolario. “Sconfitta”, singolare femminile, sostantivo che indica, ad esempio, il caso in cui il Partito democratico di cui è segretario Pierluigi Bersani non vince nel cento per cento dei Comuni dove presenta le sue liste.

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