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Paraguay. Lugo destituito. Golpe bianco? L’America latina si divide

ASUNCION – Il Presidente del Paraguay, il vescovo Fernando Lugo, è stato destituito per mano del proprio Parlamento ieri pomeriggio. I due partiti che posseggono la maggioranza, Colorado e Liberal, lo hanno sfiduciato, tramite l’istituto dell’impeachment, accusandolo di “inettitudine e mancanza di decoro” e attribuendogli la responsabilità dell’aumento della violenza nel paese.

La settimana scorsa, il 15 giugno, nel dipartimento di Canindeyú a nord est del paese sono morti 11 ccivili e 7 poliziotti. Gli scontri sono avvenuti in seguito all’occupazione da parte di alcuni contadini della tenuta di un latifondista locale. Il tentativo di sgombero da parte delle forze dell’ordine è degenerato in una carneficina. Il giorno successivo il Presidente Lugo ha destituito il ministro dell’interno Carlos Filizzola e il comandante della polizia Paulino Rojas. Ma non è stato sufficiente, e le due camere parlamentari hanno colto l’occasione per presentare una votazione di sfiducia: 39 voti favorevoli, 4 contrari e 2 assenti.

Inizialmente sembrava che il Presidente fosse pronto a sfidare la scelta del Congresso, nonostante la Conferenza Episcopale paraguayana lo avesse invitato a fare un passo indietro per evitare il possibile scoppio di una guerra civile. Ma poi ieri ha dichiarato di piegarsi alla decisione dei parlamentari, affermando però che “la storia del Paraguay, la sua democrazia, sono profondamente colpite”. Ieri notte è stato ufficializzato il passaggio del comando a Federico Franco, ex vice Presidente, che ha giurato fedeltà al paese ad Assuncion.

Poco dopo la destituzione di Lugo nella Piazza delle Armi della capitale si sono riuniti i suoi sostenitori, e ci sono stati ulteriori scontri con la polizia. Anche da parte dei leader degli altri paesi latinoamericani ci sono state dichiarazioni di condanna, verso quello che potrebbe sembrare un vero e proprio “golpe bianco”. Il Presidente Cristina Fernandez Kirchner ha chiaramente sostenuto che “L’Argentina non riconosce un colpo di stato” e ha definito la vicenda paraguayana “inaccettabile per una regione che ha definitivamente superato questo tipo di situazioni democratiche”. Il Presidente del Venezuela Ali Rodriguaz ha poi minacciato l’applicazione della “clausola democratica” da parte dei paesi dell’Unasur, l’Unione delle Nazioni Sudamericane, che permetterebbe di non riconoscere il nuovo Governo.

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