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Globe Theatre. Sogno di una notte di mezza estate. La recensione

L’inconscio incarnato da mirabile compagnia 

ROMA – “Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita”, lo dice Prospero in “Sogno di una notte di mezza estate”, una delle commedie più rappresentate di Shakespeare e, ciò  malgrado, di non così facile comprensione per l’impalpabilità dell’argomento: il sogno, la nostra ombra, nella quale è inserito il tema dell’amore romantico.

Vederla sul palcoscenico dell’elisabettiano Globe Theatre di Roma, sotto una volta stellata nel pieno della stagione estiva, recitata da inappuntabili professionisti davanti a una platea di giovani che applaudono con tifo da stadio, fa sentire che la felicità in questo mondo, non è poi così shakespearianamente evanescente e breve. Molto contribuisce al fascino lo scrigno che l’accoglie,  incastonato nel polmone verde della città. “Sogno di una notte di mezza estate” è un classico che lascia una sottile, dolce malinconia, e fa  riflettere.

La notte è nei fatti quella del calendimaggio, in pieno risveglio della natura, che auspica una fioritura creativa della terra. Ma è vero? William Shakespeare ci parla attraverso tre allegorie: quella della realtà, con coppie di sposi, di genitori e figli,  che si perpetuano l’un l’altro una atavica violenza sotto l’influsso dei sortilegi. Quella dei teatranti che mettono in scena una rappresentazione simbolica attraverso cui le vicende umane diventano spettacolo sul quale sorridere con ironia e distacco. Quella del sogno che si esprime in versi sciolti, attraverso folletti impulsivi. Vale a dire: il mondo è folle, la quotidianità non è come appare, folle è l’amore. Si può azzardare che Shakespeare abbia intessuto i tre archetipi emozionali dell’uomo: l’es, l’io e il super io, in un gioco onirico di sicuro effetto. Una nota di merito va alla compagnia –  arrivata alla 61ma replica, la commedia è stata vista da cinquantamila spettatori – per aver saputo rendere in maniera fantasiosa, leggera e godibile, lo scandaglio di abissi misteriosi.
Peculiarità dell’opera è essere quasi unica nella produzione del bardo,  anche se molti suoi contenuti sono stati ripresi nella famosissima tragedia di Giulietta e Romeo. Sicuramente il tema dell’amore è fondamentale, i personaggi ne dialogano continuamente: l’espediente del liquido del fiore che, versato sugli occhi di chi    dorme lo  farà innamorare della prima persona al risveglio, ci spiega come l’innamoramento nasconda l’oggettività  dell’ amato, per rivelarla svanito l’incanto.

William Shakespeare scrive in  “Sogno di una notte di mezza estate”:   “Da quanto ho potuto leggere o udire di racconti e storie vissute, la strada del vero amore non è mai piana”. Malgrado ci dividano da quei tempi ben quattro secoli e i costumi siano cambiati, resta tuttora calzante un concetto shakespeariano mirabilmente sintetizzato da Barbara Alberti : “L’amore è per i coraggiosi, tutto il resto è coppia”

dal 4 al 15 luglio ore 21.15 
(lunedì riposo)

Globe Theatre di Roma
 
Regia Riccardo Cavallo
Traduzione di Simonetta Traversetti
Produzione Politeama Srl

Interpreti (in ordine alfabetico)
 
Nick, Bottom Gerolamo Alchieri
Titania, Regina delle fate Claudia Balboni

Elena Federica Bern
Demetrio Sebastiano Colla
Ippolita, Regina delle Amazzoni Francesca De Berardis
Snug Roberto Della Casa
Teseo, Duca d’Atene Nicola D’Eramo
Lisandro, Innamorato di Ermia Daniele Grassetti
Puck Fabio Grossi
Ermia Valentina Marziali
Tom, Snaout Claudio Pallottini
Fairy Andrea Pirolli 
Maestro di cerimonie Raffaele Proietti
Egeo, Padre di Ermia Alessio Sardelli
Oberon, Re degli Elfi Carlo Ragone 
Peter Quince Marco Simeoli
Francis ,Flut Roberto Stocchi
 
Costumi Manola Romagnoli
Scene Silvia Caringi e Omar Toni
Assistenti alla regia Francesca De Berardis, Mario Schittzer e Elisa Pavolini
Disegno Luci Umile Vainieri
Disegno Audio Franco Patimo

 

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