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Il sequestro lampo di Spinelli. Una retrospettiva dal sapore berlusconiano

Spunta un video che avrebbe danneggiato De benedetti rovesciando la sentenza di secondo grado

ROMA – Nella vicenda che ha avuto come protagonista il 69nne Giuseppe Spinelli,  fido ragioniere di Silvio Berlusconi, sequestrato per 11 ore con la moglie Anna Rasconi nel suo appartamento di Bresso in provincia di Monza, è calata una fitta nebbia. Ognuno dice la sua, tira a indovinare quale verità si debba celare dietro a questa misteriosa vicenda costellata da tanti punti interrogativi. Anzi, una sceneggiata apparentemente senza un filo conduttore ben preciso, o  forse appositamente studiata per intorbidire le acque. D’altra parte quando ci sono i politici di mezzo, spesso, la prima reazione è stata sempre quella di  pulire i panni sporchi ognuno in casa propria, di insabbiare fin quando si può, affinchè nulla trapeli. Insomma, senza fare parallelismi inesistenti anche il caso Marrazzo insegna.
Per ora si sa solo che, il ragionier Olgettine, appellattivo che si è guadagntao visto che era lui stesso a pagare le ragazze del bunga-bunga,   viene tenuto in ostaggio dai suoi sequestratori, i quali dicono di essere in possesso di alcuni documenti – probabilmente compromettenti – sul lodo Mondadori e per questo chiedono un riscatto di 35 milioni di euro. Richiesta che lo stesso Spinelli dovrà avanzare al  premier, ma solo la mattina quando è certo di poter parlare direttamente con il Cavaliere. Spinelli cerca quindi di convincere Berlusconi  precisando che conveniva pagare  i suoi rapitori per ottenere tra i documenti il filmato di una presunta cena avvenuta tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e i magistrati che si sono occupati del Lodo Mondadori. Immagini scottanti che  avrebbero danneggiato Carlo De Benedetti e permesso di ribaltare la sentenza,  per la quale la Fininvest ha dovuto versare 560 milioni di euro alla Cir del  Gruppo De Benedetti.
Ma c’è un altro particolare. Quando i sequestratori se ne vanno, chissà,  avendo o meno raggiunto il loro obiettivo, trascorrono ben 36 ore prima che i legali di Berlusconi si rechino alla procura della Repubblica per fornire l’esposizione dell’inquietante episodio. Perchè?  Per logica la prima cosa da fare sarebbe stata quella di denunciare il sequestro. la paura era stata incontrollabile, visto che la moglie di Spinelli terrorizzata non avrebbe fatto altro che pregare con il rosario tra le mani.

Invece si aspetta,  si prende tempo o si cerca di riordinare le idee e di capire quanto è successo e l’evolversi degli accadimenti. O forse si cerca addirittura di chiudere la vicenda accettando in parte le condizioni dettate dai sequestratori.  Spinelli la stessa mattina  – raccontano le cronache –  viene prelevato dalla scorta di Berlusconi e portato in un luogo sicuro. Quale, non è dato a sapere. Intanto il 17 e il 18 ottobre i sequestratori tentano ancora di contattare Spinelli sul telefono fisso. La chiamata parte da una cabina telefonica di Malnate, in provincia di Varese. Perchè tentano di ricontattare il ragioniere? C’erano un pagamento da rispettare per un eventuale riscatto? Non si sa. Il Pm che indaga sul caso ha invitato alla cautela, ipotizzando però circa uno spostamento di denaro da una cassetta di sicurezza di uno degli arrestati in una banca svizzera.
L’unica certezza è che sempre il 17 ottobre, quindi a 24 ore dal rilascio del ragioniere, Silvio Berlusconi annulla il pranzo con Mario  Monti e un appuntamento a Bucarest del Partito Popolare Europeo al quale avrebbe dovuto partecipare. Motivo? L’ex premier, guarda caso,  è influenzato. Una coincidenza che, se prima lasciava presagire una qualche strategia politica, adesso si trasforma in un fulmine a ciel sereno piombato improvvisamente sul protagonista più importante e quindi più esposto alle grane giudiziarie e alla conseguente gogna mediatica.

Oggi, comunque i sequestratori, tra italiani e tre albanesi, sono stati assicurati alla giustizia.  Uno di loro, definito il capo banda, ha un passato davvero invidiabile. Si chiama Francesco Leone ed ha 51 anni. E’ originario di Bari, ma vive in Ciociaria. Negli anni ’90 fu arrestato per il sequestro di un ufficiale dell’Aeronautica Militare di Ciampino e infine diventò collaboratore di giustizia fino al 1996.
E’ proprio lui, l’uomo riconosciuto dalle scarpe nere e rosse del Milan, a raccontare  a Spinelli   di una cena in cui  Fini avrebbe parlato ai magistrati pregandoli di aiutarlo a “mettere in difficoltà Berlusconi e che per questo gli sarebbe stato grato per tutta la vita”. Per ora meglio aspettare che l’inchiesta faccia il suo corso. Quello vero.

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