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Elezioni. I quattro dell’Apocalisse, Bersani, Monti, Ingroia, Berlusconi

Berlusconi.: “Se vinco, il governo Monti sotto inchiesta”

ROMA – Dopo aver dato l’annuncio che sarà lui il candidato premier, Mario Monti, presidente del Consiglio dimissionario, si concede una breve vacanza con moglie e figli a Venezia. Intanto nella capitale si vanno sempre più delineando le formazioni politiche e le strategie, dalle quali spesso emergono veri e propri attacchi mirati al candidato avversario.

Pierferdinando Casini oggi durante la conferenza stampa ha voluto esprimere nuovamente la piena soddisfazione sul candidato premier Monti e sulla coalizione che a detta del leader dell’Udc “apre nuove prospettive di convergenza tra politica e società civile, che – aggiunge –  dopo tanto tempo di attesa critica ha deciso di impegnarsi seriamente in politica”. Ma non solo, Casini aggiunge che i suoi candidati li sceglierà lui e aggiunge che non ci sarà nessuna coalizione con il Partito Democratico chiudendo categoricamente la questione: “La nostra iniziativa non nasce a supporto del Pd e non nasce neppure con lle alleanze predeterminata con il Pd”,

Insomma, sciolte le riserve montiane, sembrerebbe che la lista Monti, l’Udc, Fli e Italia Futura di Montezemolo vadano d’amore e d’accordo. Il condizionale è d’obbligo, visto che voci cosiddette di “corridoio” dicono che la riunione top secret di ieri abbia registrato qualche tensione, tant’è che qualche urlo sarebbe addirittura rimbombato tra le antiche mura di un convento.
Probabilmente qualche problema c’è stato anche con Corrado Passera, il quale ha confermato attrraverso  le agenzie stampa  che non si candiderà. Probabilmente il problema è sorto per via delle liste, nonostante la smentita ufficiale di Casini che ha parlato di zizzanie: “Non escludo che Passera potesse preferire una lista unica anche alla camera per altro con motivazioni serie e rispettabili, ma francamente è una delle persone che stimo di più e più amiche e quando ho letto di una lite tra di noi mi son messo a ridere”.

L’Italia giusta per Bersani

Intanto il Pd presenta il nuovo slogan scelto da Pier Luigi Bersani per la sua campagna elettorale: “L’Italia giusta”. Ad annunciarlo è lo stesso segretario dal suo profilo twitter sul quale aggiunge: “L’italia giusta, l’italia che bisogna costruire e a cui gli italiani hanno diritto”. Oltre allo slogan  Italia giusta, i manifesti del Pd, incentrati sul primo piano del segretario, fanno riferimento ai principali temi del programma di governo. “L’Italia giusta è quella  dove il futuro si  prepara a scuola, dove la politica dice la verità, dove il lavoro costruisce la vita, dove nessuno resta indietro”.

Berlsuconi: “Se vinco commissione d’inchiesta su governo Monti”
Dito puntato contro Monti. E’ questo ormai l’obiettivo nella campagna elettorale del cavaliere che oggi ha detto: “Se vinco aprirò una commissione d’inchiesta sul governo Monti”. Berlusconi, infatti, è sicuro che non solo che la delusione del professore sia un dato inequivocabile, la cui credibilità è pari a “promesse da marinaio”, ma che di fatto sia stato ordito un piano politico contro di lui. La coalizione Monti, Fini e Casini servirebbe solo – sempre secondo il Cavaliere – a favorire la sinistra e le sintonie che gli stessi esaltano. Insomma risiamo al solito complotto.
Intanto, sul piano delle coalizioni Berlusconi da per scontato che la Lega sarà sua alleata: “Io sono tranquillo – dice – . Mi incontro con i signori della Lega con cui ho avuto una solida collaborazione per tanti anni. Non capisco quale possa essere il vantaggio della Lega nell’andare da sola. Resterebbe un partito piccolo, assolutamente ininfluente”. Ma non è detta l’ultima parola.

Ingroia attacca il Pd e Grasso

E se Berlusconi attacca Monti, oggi anche un altro candidato premier Antonio Ingroia, attacca il suo collega Piero Grasso e il Pd, con il quale ieri  ha ufficializzato la sua candidatura.
“Piero Grasso – ha detto Ingoria –  è il collega che voleva dare, nel maggio 2012, un premio, una medaglia al governo Berlusconi per i suoi meriti nella lotta alla mafia. E’ lo stesso procuratore antimafia che è diventato tale perchè scelto da Berlusconi in virtù di una legge con la quale venne escluso Gian Carlo Caselli colpevole di aver fatto i processi sul rapporto fra mafia e politica”. Ma non solo, Ingroia attacca anche il Pd, additandolo come un partito che non ha mai pensato di combattere seriamente la mafia.

Sulla polemica a difesa di Grasso è intervenuta Angela Finocchiaro,  capogruppo del Partito Democratico al Senato: “Si entra in politica se si ha un’idea di paese, se si vuole essere utili alla collettività, se si vuole mettere a disposizione la propria esperienza. Iniziare come ha fatto Ingroia attaccando in modo scomposto un grande partito come il Pd, il suo segretario e il procuratore Grasso, è segno di debolezza culturale, ma anche il prodotto di anni in cui la politica è stata per molti solo uno strumento di affermazione personale, difesa dei propri interessi e a volte di mera celebrazione del proprio ego”.

Nel frattempo l’ex sostituto Procuratore di Palermo incassa a pieni voti il sì del Prc, Pdci, Verdi: “Esprimiamo il pieno apprezzamento per la scelta di Antonio Ingroia di candidarsi a premier”, ha dichiarato in una nota Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista.«L’Italia – ha aggiunto – ha bisogno di una rivoluzione civile che rompa con berlusconismo e montismo, per la libertà, l’eguaglianza, la democrazia e la giustizia sociale. Rifondazione comunista sta con Ingroia per costruire questa nuova speranza».

Idv conferma premier Ingroia
Ma non solo. Anche l’Esecutivo nazionale dell’Italia dei Valori conferma, a stragrande maggioranza, l’appoggio al magistrato. “Ci riconosciamo tutti insieme nella candidatura unitaria a Presidente del Consiglio di Antonio Ingroia – precisa il presidente IdV Antonio Di Pietro- come federatore e punto di riferimento della neocostituita Lista civica  Rivoluzione civile”.

La rete “Cambiare si può” esprime forte delusione per Ingroia
Non tutti però esprimono soddisfazione per le candidature di Ingoria. Almeno questo si legge sull’Huffington Post in un articolo in cui si parla di una forte delusione da parte della rete “Cambiare si può” a cui hanno aderito tante personalità della società civile.
“La sensazione – si legge – è che anche questa sia stata un’occasione perduta… Anche per i quattro segretari di partito sarebbe stata un’occasione buona di recupero della stima sociale, se solo avessero fatto il passo indietro che chiedevamo. Invece hanno risposto con arroganza…”. Infatti, stando a quanto annunciato da Ingroia sarebbe stata la società civile a far da padrone, proprio per dare quel segno di cambiamento tanto decantato. Invece,   i segretari  Di Pietro per l’Idv, Ferrero per il Prc, Diliberto per il Pdci, Bonelli per i Verdi , si candideranno, perchè quel famoso “passo indietro”, di cui lo stesso Ingroia aveva parlato non lo vuole fare nessuno, a parte Ferrero.

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