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Se cambia l’Italia anche a Bruxelles cambierà la direzione del vento

Le prossime elezioni politiche saranno decisive per il futuro dell’Italia e dell’ Europa. L’ Europa sta male. Il 2012 è stato un anno di recessione e nel 2013 non si vedono segnali di miglioramento.

Cresce la disoccupazione, in particolare quella dei nostri giovani. Si indebolisce il potere di acquisto e il costo della vita aumenta sempre più. L’Italia sta ancora peggio. La crescita italiana negli ultimi anni è stata addirittura inferiore a quella spagnola. Di fronte alla gravità di questa crisi sociale ed economica, la classe dirigente conservatrice  che ha governato il nostro Paese appare inadeguata. Aumentano gli scandali e i casi di cattiva politica e cresce tra i cittadini la convinzione che tutti i politici siano uguali. Come la fenice che risorge sempre dalle proprie ceneri, si riaffaccia persino Berlusconi che, attraverso un’operazione tanto abile quanto sguaiata, cerca di occultare il bilancio disastroso di dieci anni di malgoverno. Il sentiero per far ripartire il paese è stretto e servono serietà,  realismo e vicinanza ai problemi reali delle persone.  Bisogna ripartire da un’Italia più giusta.

La crisi ha aggravato le diseguaglianze

Serve giustizia perchè la crisi ha esacerbato le già gravissime diseguaglianze che dividono il nostro Paese. Negli ultimi venti anni l’Italia è diventata la sesta economia avanzata più socialmente squilibrata. Nella classifica mondiale sulle diseguaglianze pubblicata qualche giorno fa dall’Ocse, il nostro Paese si avvicina sempre più agli Stati Uniti. Aumentano anche le diseguaglianze territoriali, tra un Nord che sta male ma che resiste e un Mezzogiorno che soffre e rischia di trasformarsi in una “Grecia sociale”, quando invece è nel Meridione lo spazio economico e sociale in cui investire, dove l’Italia può ripartire e uscire più rapidamente dalla crisi. Questa situazione è il risultato congiunto delle politiche del  governo di Berlusconi che ci ha portato sull’orlo della bancarotta finanziaria e sociale  e dell’ austerity promossa e perseguita ancora ciecamente a livello europeo. Per difendere e costruire posti di lavoro, bisogna quindi cambiare pagina  a Roma come a Bruxelles.

La vittoria di Bersani per una nuova agenda dell’Europa

Se cambia l’Italia, se a Roma si incomincia  a parlare finalmente di lavoro e crescita, anche a Bruxelles cambierà la direzione del vento. Hollande sarà meno solo e assieme a Bersani potrà costruire un asse che sarà in grado di dialogare con la cancelliera Merkel non da una posizione di sudditanza ma al contrario di forza. La vittoria di Bersani consentirà di costruire una nuova agenda per l’Unione Europa che abbia come perno la battaglia contro le degenerazioni del sistema finanziario e bancario. Nei prossimi mesi, le istituzioni europee esamineranno importanti provvedimenti volti, in particolare, a regolamentare il sistema bancario, mentre si dovranno definire su ben altre basi le risorse messe a disposizione del bilancio europeo. Per voltare pagina sarà indispensabile il ruolo propulsore italiano. Per queste ragioni, le forze progressiste del continente guardano con grande speranza al voto italiano. In Europa e in Italia è necessario un cambiamento. Pier Luigi Bersani ne sarà l’artefice.

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