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Libri. “Brilla una stella. La storia di mio figlio”. Recensione

ROMA – Danielle Steel é una scrittrice statunitense di romanzi rosa. Qualcuno obietterà che si tratta di sottoletteratura e dunque non val la pena di recensire un suo libro, anche se é l’autrice che, dopo Agata Christie, ha venduto in assoluto di più: dai 530 agli 800 milioni di copie in quaranta paesi.

La critica ha stroncato i suoi romanzi, che sono amati da una moltitudine di donne nel mondo e continuano a essere citati nella bestsellers lists del New York Times.
In verità quello sugli scrittori di cassetta, può rivelarsi un pregiudizio. Molti non sanno, ad esempio che Alessandro Dumas – del quale tutti, almeno per sentito dire, conosciamo “Il conte di Montecristo” e “I tre moschettieri” –  era “solo” uno scrittore commerciale, con all’attivo centinaia di volumi. Il segreto della Steel, come quello di Dumas, è di avere una scrittura musicale, fluida, viva, leggerissima. Talento  del vero narratore.
Danielle Steel ha scritto anche una testimonianza autobiografica: “Brilla una stella. La storia di mio figlio” – in inglese “His bright Light” – dove racconta la sua vita e, in particolare, il suo calvario con il figlio Nick, affetto da disturbo bipolare e morto suicida all’età di 19 anni.
Danielle ci conduce nel suo privato di donna, accanto a partners che cambiano, non riuscendo a reggere il suo ritmo di personaggio pubblico e madre di nove figli: il padre di Nick, in particolare, un tossicodipendente. La scrittrice descrive il dramma di un bambino affetto da strane ossessioni, inizialmente non diagnosticate, la ricerca di una terapia e di un modus vivendi, l’ansia che in ogni famiglia genera la malattia mentale, il terrore di un gesto estremo, i sensi di colpa e l’ impotenza. Nello stesso tempo fornisce le chiavi per comprendere e riconoscere i segnali di allarme sul disturbo bipolare, un disagio del quale non si sa ancora molto.
Dopo il suo toccante libro, Danielle Steel ha creato  e  gestisce due fondazioni. La “Nick Traina Foundation”, dedicata al figlio, finanzia le organizzazioni per la cura delle malattie mentali e contro l’abuso dei bambini. Ritenendo che Nick sarebbe potuto sopravvivere al disturbo bipolare, se solo se ne fosse  saputo di più,  combatte instancabilmente per aumentare la sensibilità verso il disagio psichico. A partire dalla pressione sui legislatori per organizzare una raccolta di fondi annuale a San Francisco, Danielle Steel è diventata portavoce dei molti che combattono il problema.
“Brilla una stella. La storia di mio figlio” è un testo che coinvolge, si legge in un soffio e lascia dentro qualcosa, perché scriverlo era necessario.

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