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Amore Carne un film che danza con dolore e leggerezza

MILANO –  La danza che allontana la morte, la danza come visione del mondo, una danza dolorosa, ma allo stesso tempo capace di far volare, rimuovere le angosce e liberare l’animo da pesi e paure. Ed è come una danzatrice solitaria, che volteggia leggera come il vento e instancabile e che ci fa danzare  insieme a lei, Amore e carne di Pippo del Bono.

Un diario-film, molto intimo e personale,  originale e  di ricerca, il primo realizzato con il cellulare e una piccola camera full-Hd che si tiene in una mano e come dice il regista “ E’ come lo sguardo di un bambino: non crea imbarazzi, censure paure….  Una sceneggiatura scritta più nello stomaco, che sulla carta afferma , che racconta la realtà, ma è capace di trasformarla in un sogno visuario e in poesia. Parte da un’esperienza personale dell’artista, che ci confessa di come il suo desiderio di vita e paura si mescolino: da 22 anni è costretto a  fare i conti e convivere con la sua sieropositività. Un uomo con una carne malata, ferita, ma che non cambierebbe niente del proprio passato, un uomo che resiste e sa trasformare la ferita in una nuova linfa ed energia vitale. “Da un’immagine all’altra ci parla dell’amore, della poesia e della carne. Con ciò che comporta di passione, ombra, dolore, tragedia senza tralasciare anche l’umorismo. Una lunga sequenza del film urla i pensieri del poeta francese Arthur Rimbaud, ispiratore del titolo Amore e Carne,  come Rimbaud parla dell’inquietudine dell’anima, di un desiderio di luce e di spiritualità. “ Penso che il cinema, l’arte”  ha affermato Del Bono “deve inevitabilmente parlare di quella spiritualità che sta all’origine delle cose, del senso del vivere, del morire. Rimbaud  parla di un amore che non riesce a staccarsi dalla carne “. Nel film la sua vita, ma anche la vita degli altri, un intreccio d’incontri, l’addio alla geniale regista della danza, la coreografa tedesca Pina Bausch,  poi ci sono Marisa Berenson, Irene Jacob, Tilda Swinton.  Amici e persone entrate nella vita dell’artista. L’incontro con Marie Agnes Gillot étoile all’opera di Parigi. E poi c’è la madre Margherita  con” i suoi monologhi di noia e amore” che tanto mancano all’artista, è, infatti, morta la scorsa estate. Alla madre amata profondamente, Delbono  non ha mai avuto il coraggio di  confessare, temeva ne soffrisse troppo, di essere omosessuale, sieropositivo e buddista E poi c’è Bubò, l’attore sordomuto e analfabeta, che lavora con il regista e arriva da una storia di 50 anni di manicomio. Questi incontri disegnano quei fili che uniscono le cose, di cui spesso nella vita non ci rendiamo conto.  Bergman diceva” Ognuno traccia intorno a sé un cerchio magico e lascia fuori tutto quello che non entra nei suoi giochi segreti”. “ Questo cerchio si disegna anche attraverso le apparenti coincidenze”  precisa  il regista “ che possono essere cromatiche,ritmiche, musicali, pittoriche.”  “Mi piace pensare alla sceneggiatura di un film come a una rete che cerca di ritrovare nelle apparenti casualità della vita questi fili segreti”.Nel film ci accompagna ed è centrale la Colonna sonora bellissima, dove primeggia il violino di Alexander Berlanescu e di Laurie Anderson, che insieme alle coinvolgenti e intense immagini spesso sostituiscono brillantemente le parole. Il film già presentato nel 2011 alla Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti, sarà evento speciale al 49° Festival di Pesaro e uscirà nelle sale italiane il 27 giugno distribuito dalla Tucker in contemporanea con la Francia. Pippo Del Bono all’ultimo Festival del Cinema di Cannes  ha fatto una partecipazione straordinaria nel Film di Valeria Bruni Tedeschi Chateau en Italie e è stato attore protagonista nel Film di chiusura della Quinzaine des realisateurs, Henry, di Yolanda Moreau A Roma  Il giorno 20 Giugno al Palazzo delle Esposizioni al termine della proiezione di Amore Carne  delle 10 e 30, il regista dialogherà  con Marco Muller  sul film.

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