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SNGCI. Romano Milani: “Ho dato il nome a Cinemagazine”

ROMA – Romano Milani, giornalista di lunga data presso l’agenzia Italia quale inviato della cronaca giudiziaria e della redazione spettacolo, è lo storico segretario del Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani.

In questa intervista a Dazebao, Romano Milani racconta la sua vita, il suo lavoro, il dietro le quinte di una istituzione creativa, l’apporto passionale e silenzioso di professionisti  dei quali non si sa molto, ma ai quali il cinema, più in esteso la cultura italiana, molto deve.

D. Come è nato il rapporto con il SNGCI?

R.M. Il rapporto con il sindacato dei giornalisti cinematografici è nato una quarantina di anni fa, questo lo ricordo in funzione di una data certa: io ho contribuito a fondare e ho inventato il nome della testata Cinemagazine, autorevole periodico del sindacato,  che oggi ha un’età di poco inferiore. La testata inizialmente era un bollettino,  chiamata appunto Bollettino del SNGCI, legato esclusivamente a informazioni sull’attività del sindacato, con uscite nei limiti delle possibilità. Si pensò di fare una pubblicazione con periodicità regolare e a me venne in mente di chiamarla Cinemagazine, legando la parola cinema con “magazine”, che in inglese vuol dire rivista.. Allora il Presidente del Sindacato era Vinicio Marinucci, che si arrabbiò molto, al che io dovetti spiegargli la genesi e il senso di questa terminologia. Dopo alcuni giorni lui mi telefonò e disse: “Sai Romano che avevi ragione?”. Tuttora il suo nome è Cinemagazine.

D. Da cosa nasce il tuo amore per il cinema?

R.M. Devo confessare che un amore vero è proprio per il cinema non l’ho mai nutrito, piuttosto dell’interesse, fin da ragazzino. Mio fratello era un esponente della FEDIC, la Federazione dei cineclub, dunque un po’ di infarinatura l’ho sempre avuta. Ma io al cinema ci sono arrivato per caso, o per meglio dire per punizione. Io mi occupavo di cronaca giudiziaria all’agenzia Italia, per dodici anni dal processo di Piazza Fontana fino al massacro del Circeo, ma poiché avvennero delle cose che politicamente non piacquero alla mia direzione, dovetti essere trasferito con un analogo incarico di caposervizio agli spettacoli. Era il 1976. Il primo film di cui mi occupai fu “Cristo si è fermato ad Eboli” con Gian Maria Volonté. 

D. Amore nato per caso che oggi vede una grande espansione  del SNGCI. A cosa si deve?

R.M. Il merito maggiore deve essere attribuito al nostro Presidente Laura Delli Colli, giornalista, promoter, attivista, che mette tutto il suo impegno a favore di una maggiore presenza del Sindacato. Una presenza capillare che vuole fare cultura, realizzata anche nelle manifestazioni minori, nei festival meno appariscenti. Ad esempio riguardo ai cortometraggi e documentari noi siamo stati, con i Nastri d’Argento, tra i primissimi ad occuparcene, proprio per favorire quella che un tempo sarebbe stata considerata “la palestra” di autori di lungometraggi. 

D. E questo cosa comporta?

R.M. Ciò comporta la partecipazione di tutto il nostro direttivo, che comprende le maggiori testate nazionali, sia cartacee che televisive, tra poco anche quelle del web quale meta futura, per essere una presenza sempre più attenta a monitorare il nuovo e la creatività. Si tratta di una crescita delle nostre attività alle quali non corrisponde analogo impegno da parte delle istituzioni, visto che noi viviamo di finanziamenti pubblici, che purtroppo di anno in anno vengono ridotti. Tuttavia il nuovo Ministro Bray ha sollevato qualche speranza manifestando l’intenzione di avvicinare il grande pubblico non solo al cinema, ma anche al teatro, alla letteratura, all’arte in generale.. Noi ci impegnamo  anche con le forze private che ci danno fiducia.

D. La crisi economica ha affossato la cultura?

R.M. Se si pensa ai grandi artisti pare che abbiano sviluppano la creatività proprio nel bisogno, tutto non può essere ricondotto alla mancanza di mezzi.  A Venezia 70 si è notato una drastica riduzione di partecipazione, ma il pubblico, al contrario, ha partecipato di più alle proiezioni. Essendoci stato all’inizio ho notato sale stracolme, tanto che in una gli spettatori non sono riusciti ad entrare, parlo della sala Grande che contiene migliaia di persone. Ciò vuol dire che l’interesse, la passione, non è scemata. Questo ci fa ben sperare. 

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