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Festival Cinema Roma. I corpi estranei: protagonista la fragilità dell’anima

ROMA – Un’immensa fragilità dell’anima che si vuole nascondere con la maschera di un guerriero fortissimo. Una grave malattia, un tumore al cervello, che divora un bambino e un male altrettanto oscuro e pericoloso, la diffidenza e l’ignoranza nei confronti di chi è diverso, che sfocia nel razzismo. sono raccontati in un film documentaristico,sensibile, i Corpi estranei, film italiano in concorso al Festival del Cinema di Roma. La pellicola è l’opera seconda del regista Mirko Locatelli, un giovane uomo da vent’anni su una sedia a rotelle.

I due personaggi chiave del film sono Antonio, interpretato con maestria dall’attore Filippo Timi, il padre di Pietro,che è arrivato dall’Umbria e cerca al Nord uno spiraglio di salvezza e Jaber un ragazzo nordafricano di quindici anni è migrato in Europa, da poco in fuga dal nord Africa e dagli scontri della primavera araba, che assiste come fosse una guardia del corpo, il suo amico Yussef, gravemente ammalato. Due corpi estranei, anime attraversate dal dolore e dalla solitudine, che s’incontrano in un reparto di oncologia di un grande ospedale milanese, che è diventato una città nella città, un microcosmo dove entrambi sono costretti a sostare, due persone di culture diverse, ma accomunate nel confrontarsi giorno dopo giorno con la sofferenza di una persona cara. Un confronto , che costringe anche a confrontarsi con tutte le paure irrisolte.“E’ impossibile “ racconta Filippo Timi nel corso della conferenza stampa “recitare il dolore che prova una persona quando vede qualcuno al quale si vuole bene stare male”. Il bravo attore si è attenuto, come ha precisato durante la conferenza stampa, a fare un film documentaristico, il film più documentaristico della sua carriera, un film dove non si finge ma si vive. “ Mi ricordo circa trent’anni fa quando da bambino, fui ricoverato per un sospetto tumore osseo e prima di operarmi salutai mia madre con il camice bianco e le dissi se morirò sono già vestito da angelo e vidi mia madre svenire . “ I parenti attorno al malato sono loro stessi dei malati invisibili” ha raccontato il regista con la sceneggiatrice del film, la moglie Giuditta Locatelli e” sono paragonati a chi ha affrontato un terremoto o una catastrofe , ma troppo spesso vengono trascurati“. “Per realizzare il film siamo siamo partiti da un’immagine di mia moglie di circa vent’anni fa, quella di un padre con il figlio in braccio in un reparto di oncologia pedriatica . Da lì abbiamo provato a immaginare la storia di quest’uomo e il suo dolore partendo da due parole chiave: dignità e pudore.” “ La dignità “ ha proseguito Locatelli di chi lotta per la sopravvivenza propria e dei propri cari e il pudore che abbiamo voluto appartenesse ai nostri personaggi come fossero protagonisti di un documentario, per tutelare i loro corpi, i loro sentimenti, i loro rapporti quando si scrutano si odiano i aiutano o stanno fermi ad aspettare nella speranza che qualcosa, attorno a loro, possa cambiare”. Il film uscirà nelle sale tra Febbraio e Marzo 2014.

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