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Festival di Roma. BNL, check up sul cinema italiano

ROMA (nostro inviato) Una ricerca sul cinema italiano, redatta da Simona Costagli del servizio studi BNL Gruppo BNP Paribas, banca main sponsor del festival di Roma, testimonia che la settima arte in Italia sta vivendo una fase di profonda trasformazione e il suo futuro dipende dall’utilizzo che farà delle nuove tecnologie, nonché  dalla capacità di affrontare alcuni nodi fondamentali, come la ricerca dei finanziamenti, il fenomeno della pirateria, la visibilità dei film italiani all’estero. 

 

Lo studio della Costagli ci fa sapere che nel biennio 2011-2012  c’è stato un calo di spettatori pari al 19%  ma, di contro, pur in un periodo tanto complesso, i film realizzati sono in aumento:  nel 2011 sono stati prodotti 155 film, nel 2012 ben 166. E, per la maggior parte, le produzioni sono italiane. Secondo dati del 2011 il mercato cinematografico in Italia si compone di circa 9.900 imprese, concentrate nel comparto produttivo, per un valore di circa due miliardi di euro. 

 

Il cinema, secondo Eurostat, in Italia nel 2011 impiegava poco meno di 90.000 addetti, all’incirca quanto quelli delle telecomunicazioni o della carta stampata: lo 0,4 % degli occupati in Italia a fine 2011, valore in linea con la media europea. La contrazione del reddito delle famiglie ha penalizzato la domanda di servizi per il tempo libero: secondo l’Istat tra il 2011 e il 2012 la spesa in ricreazione e cultura è scesa dell’ 1,4. L’incasso cinematografico complessivo è stato nel 2012 di 609 milioni di euro, in flessione dai 662 dell’anno precedente.

 

Per quanto riguarda il finanziamento al cinema italiano un passo decisivo è stato il decreto legge “Valore cultura” del 2013, che ha sancito la stabilizzazione, senza scadenza, del tax credit. Per essere chiari: le disposizioni sul tax credit – credito d’imposta prevedono la  compensazione di debiti fiscali (Ires, Irap, Irpef, Iva, contributi previdenziali e assicurativi) con il credito maturato a seguito di un investimento nel settore. Destinatari le imprese di produzione, distribuzione cinematografica, gli esercenti, le imprese di produzione esecutiva e post-produzione, le imprese associate in partecipazione agli utili di un film. Insomma  agevolazioni fiscali che han portato una boccata d’aria.  Ma il settore soffre per lo scarso riconoscimento del suo valore culturale, anche se il sostegno pubblico risulta in crescita. Secondo la DG Cinema del Ministero per i Beni e le attività culturali nel corso del 2012 sono state resi disponibili, sotto varie forme, circa 200 milioni di euro.

Uno dei problemi più gravi è la pirateria video,  della quale il nostro paese è purtroppo leader in Europa. Sono circa 100  i milioni che ogni anno si perdono a causa del problema. La digitalizzazione ha modificato la percezione della frode riducendola, nel comune sentire, a semplice scambio gratuito di file scaricati via internet.

Il nostro cinema stenta inoltre ad  arrivare ai mercati esteri, anche per l’assenza di storie adeguate. Se si riuscisse a  superare questa difficoltà,  si risolverebbe in parte il problema dei finanziamenti, favorendo la nascita di coproduzioni e il ricorso a fonti europee di finanziamento pubblico.

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