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Scrittori. Sam Stoner: “Trovo stimolante mettere in ridicolo l’amore”

ROMA – Incontro Sam Stoner, quarantenne che si affaccia alla ribalta dei nuovi scrittori, in un pomeriggio di pioggia . Ha un’aria riservata e inglese, così diversa dalla maschera della sua pagina facebook che, attraverso stimolanti argomenti di discussione, calamita folle di fans, soprattutto donne.

Nato a Roma, è cresciuto per alcuni periodi dell’infanzia nel New Jersey. Il  suo cognome trae spunto dall’albero genealogico americano. Il suo noir “Elvis rosso sangue” è arrivato primo al Concorso Corpifreddi 2012, il romanzo “L’amore questo bastardo” è stato in pole position nel concorso “That’s amore”. Ora attende il responso di alcuni importanti editori. Dazebao lo presenta ai lettori in questa intervista di Bruna Alasia.

D.Quando hai scoperto di voler diventare scrittore?  

Sam Stoner . Scrittori si nasce! Ma sai, i primi anni di vita si è distratti dalle esperienze, dal mondo, dalle ragazze. E io mi sono distratto fino a 27 anni quando avvertii l’urgenza di scrivere la mia prima opera: una commedia sull’amore. In verità sono distratto anche ora, ma uno spazio per scrivere lo trovo sempre. 

D. Quali sono i libri che hai pubblicato?

Sam Stoner. Ho partecipato a una decina di antologie con i miei racconti e pubblicato tre opere in formato ebook, “Moscow’s Fury”, inserito all’interno della collana Atlantis –LiteEditions che racconta storie legate a varie capitali mondiali, nel mio caso Mosca; il noir “Elvis rosso sangue” arrivato primo al concorso Corpifreddi 2012 e il brillante “L’amore questo bastardo” arrivato tra i primi al concorso That’s amore. Ora sono in attesa di risposte da vari editori per un paio di romanzi.

D. C’è n’è uno che ti somiglia di più?

Sam Stoner. No, mi muovo agilmente sia nel noir che nel genere brillante. Mi appartengono entrambi. Mi diverto a narrare storie di pura violenza con risvolti psicologici. Mi piace muovermi nell’ombra dell’animo umano, in questo maestri indiscussi sono Dostoevskij, Dickens, Shakespeare. Ma trovo stimolante anche mettere in ridicolo l’amore. Gli esseri umani si comportano da folli quando sono innamorati o credono di esserlo, quando tradiscono, quando si assolvono, quando perdonano. Davvero esilaranti. 

D. Riesci a sbarcare il lunario con la sola scrittura? 

Sam Stoner. Vorrei risponderti di sì. Ma così non è. Ci sto provando. Per vivere di scrittura dovrei fidanzarmi con una ricca e generosa donna, possibilmente impegnata professionalmente in modo da non averla sempre vicino. L’amore è una cosa meravigliosa. In realtà ho fatto molti lavori, ho insegnato breakdance e sono stato direttore di magazine, ho fatto l’assistente in un centro per disabili e ho lavorato nell’ufficio stampa per un ministro. Non mi manca niente. 

In cosa consiste il Mary Shelley  Project?

Sam Stoner. La passione! Sì, la passione per l’Ottocento inglese e quindi la letteratura gotica. E poi Frankenstein è di una tale delicatezza, commovente. Di qui Mary Shelley, icona gotica mondiale. Prima è nato il portale e poi, vista la mia esperienza in ambito editoriale, la rivista. L’intento è quello di rivalutare e far conoscere la cultura gotica in ogni sua forma artistica. 

D. Quali sono i tuoi maestri in letteratura?

Sam Stoner. I miei maestri sono Stephen King, Elmore Leonard, James Ellroy, Tom Robbins, Donald Westlake, Cornell Woolrich, Hammett, Chandler, e poi i classici Poe, Dostoevskij, Balzac, Wilde. Dickens. 

Come impieghi il tuo tempo libero?

Sam Stoner. Il tempo libero lo dedico alla lettura, al buon cibo (tanto non ingrasso), al cinema e al pc. E alle risate. Sì, perché trovo vitale ridere, mi basta poco. Ok, anche alle donne. Impossibile vivere senza.

D. Su facebook sono tutte donne le tue amiche…

Sam Stoner. Sono fortunato su facebook. Ma nella realtà passo i sabati a casa, dunque la mia è una vita tranquillissima.

Sensibilità e creatività fanno vivere meglio?

Sam Stoner.No, rovinano la vita! Meglio essere dei gretti bifolchi, si vive meglio. Invidio chi trova nel rutto, nella birra, nel calcio e nel sesso la propria ragione di vita. Nessuna domanda, solo soddisfazione di istinti primordiali. 


Sam Stoner sta a te, come Sthendal  a Henri Beyle?

Sam Stoner. Direi proprio di sì. Una caccia al vero nome, alla reale identità che troppo spesso è quelle dei personaggi delle proprie opere. Troppo spesso si confonde la vita dell’autore con la vita narrata nei racconti e nei romanzi. Meglio lasciare il proprio privato a pochi intimi, un privato forse meno avventuroso, ma più ricco emotivamente. E poi un altro nome permette di scrivere liberamente. La scrittura è un gioco di fantasia e allora perché non giocare anche con l’identità? Henri Beyle utilizzò oltre trecento pseudonimi, Voltaire più di centocinquanta. Gioco? Riservatezza? Forse entrambi.

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