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Italicum, governo incassa seconda fiducia. DIRETTA

Il governo passa il secondo esame sull’Italicum. Con 350 voti favorevoli e 193 contrari.  Dopo l’illustrazione degli emendamenti e le dichiarazioni di voto sull’articolo 4, l’aula di Montecitorio sarà chiamata a votare la terza fiducia e ultima posta dal governo sull’Italicum. In tutto hanno votato 16 deputati in meno rispetto alla prima fiducia. La terza ed ultima votazione è attesa per le 15.

LA DIRETTA DA MONTECITORIO

 I deputati del Pd Pier Luigi Bersani, Enrico Letta e Gianni Cuperlo non hanno partecipato, così come ieri, alle votazioni per la seconda fiducia posta dal governo.

ROMA – Dopo il primo voto di fiducia sull’Italicum  passato con 352 sì contro 207 no, oggi alla Camera le due chiame saranno quelle decisive per le sorti della legge elettorale. L’Aula si pronuncerà sull’approvazione, senza emendamenti e articoli aggiuntivi, dell’articolo 2 della riforma. Nel pomeriggio sarà votata la fiducia sull’articolo 4. Tre voti di rilievo in due giorni, dunque, prove generali del voto finale sull’Italicum, in programma martedì della prossima settimana. In quel caso, sarà voto segreto.

Intanto continua il duello all’interno del Partito Democratico. Ieri 38 deputati non hanno votato e, contrariamente a quanti m olti si apsettavano, non hanno nessuna intenzione di lasciare il partito nel quale molti non si riconoscono più. ” Trentotto deputati che decidono di non votare la fiducia a un governo che pure sostengono sono un numero altissimo”, dice in un’intervista Roberto Speranza.”Fra loro ci sono ex premier ed ex segretari. Hanno un peso politico. Sono un tratto importante del cammino del Pd. Di fronte a questi nomi, me lo lasci dire: non è più un problema di numeri”. E poi: “La fiducia è stata una violenza. Una forzatura gratuita. In passato era accaduto solo due volte. Si poteva evitare, come aveva dimostrato il voto sulle pregiudiziali. Renzi ha sbagliato e penso che adesso sia necessaria una riflessione”, “io, noi, non potevamo essere in pace con le nostre idee avallando un precedente tanto grave”. E aggiunge: “Trentotto di noi non hanno votato. Poi c’è chi non era convinto, ma ha detto sì per disciplina o responsabilità e si opporrà al testo finale. C’è un’area del dissenso che va ben oltre i trentotto”, “diversi deputati hanno detto in Aula che non voteranno il testo finale” e “io penso che occorra una riflessione profonda fra di noi. Sui nostri valori fondanti, che sono stati messi in discussione” ma “scissione non fa parte del vocabolario del Pd. La scissione è una prospettiva sbagliata. Il Pd è il mio partito. Però dobbiamo chiarire fra noi cos’è, oggi, questo Pd”, “il soggetto politico è il Pd, ma tornando allo spirito originario del partito. Quello della grande famiglia del centrosinistra”.

Cuperlo, nessuno strappo

«Questa per me è una giornata nè semplice nè serena”, dice invece Gianni Cuperlo (Pd) in un’intervista. “Ho sempre avuto con il partito un rapporto di un certo tipo. Mi sento parte di una comunità. Ma questo è uno strappo incomprensibile anche alla luce di come erano andate le prime votazioni con il voto segreto». «Si voleva a tutti i costi non modificare l’Italicum? Bene. Però discutiamo quali modifiche apportare alla riforma costituzionale visto che ora c’è un Senato che è un ibrido. Non è un Senato delle garanzie e non è un Senato delle autonomie. Si potevano stabilire in quella legge i contrappesi necessari e non lo si è fatto. Si sarebbe allargato il fronte parlamentare delle riforme condivise, garantito il sistema e unito il Pd. E senza arrivare alla fiducia. Un precedente che avrà delle ripercussioni (e mi auguro che ci sia almeno la consapevolezza di questo aspetto)». «Cercheremo di rimanere in questo partito. Anche perchè la storia insegna che la scomposizione di un progetto non porta a nulla – aggiunge -. Questo è il partito che abbiamo voluto, una forza che deve profondamente rimanere radicata nel suo campo, la sinistra e il centrosinistra. È il partito che abbiamo contribuito a creare, anche se forse ora è intervenuta una mutazione ma l’idea che ci sia una minoranza che sabota è una caricatura».

 

 

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