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Scuola. Passa l’art.1. I sindacati protestano

ROMA – La Camera dei deputati da il via libera all’articolo 1 del ddl ‘la buona scuola’ così come è stato elaborato dalla commissione cultura. L’articolo è passato con 243 sì, 107 no e 1 astenuto. 

“Finalmente si potra’ dare piena attuazione all’autonomia”, tuona il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, esprimendo su Twitter la propria soddisfazione per il via libera da parte dell’Aula della Camera dei deputati al primo articolo del ddl di riforma della scuola.

Con l’articolo viene ribadita l’autonomia scolastica attraverso la possibilità di rimodulare il monte ore annuale di ciascuna disciplina; il potenziamento del tempo scuola anche oltre i modelli e i quadri orari; la programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo. Le scuole potranno dunque garantire l’apertura pomeridiana e la riduzione del numero di alunni e di studenti per classe.

Sindacati  sul piede di guerra 

 Da lunedì, infatti, avrà luogo il presidio dei sindacati del mondo della scuola a piazza Montecitorio, in occasione dell’esame del ddl sulla riforma della scuola. Lo rendono noto Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda.

Il presidio, è detto in una nota, si svolgerà il 18 e 19 maggio a Piazza Montecitorio dalle ore 16.00 e il 20 maggio dalle ore 9: “una iniziativa pubblica e aperta a tutto il mondo della scuola e alla società civile, a microfono aperto con interventi a staffetta perché ognuno possa esprimere nei mille modi possibili che vogliamo difendere i principi fondamentali della scuola pubblica. Riformare la scuola è giusto e necessario ma non è certo possibile attraverso decisioni unilaterali del governo e non è certo possibile stravolgendo quelle che sono le competenze e gli equilibri interni alla scuola e accentrando tutti i poteri nelle mani di un’unica figura”.    “Nelle giornate in cui Renzi prevede di approvare la legge alla Camera – scrivono i sindacati – vogliamo unire in diretta streaming tutto il mondo della scuola italiana e trasformare il nostro presidio nella “La piazza della scuola italiana”, mettendo a confronto ciò che accade in aula e con quella che è la vera buona scuola”. 

Il premier botta e risposta a Radio anch’io

Oggi la riforma della scuola è stata al centro di un fitto e lungo (quasi un’ora) botta e risposta, a Radio anch’io, tra il premier e i cittadini. Renzi ha ribadito il dialogo con il mondo della scuola e tocca tutti i punti, soprattutto quelli più contestati, della “buona scuola“.A  chi chiede che l’assunzione dei precari avvenga con un decreto Renzi ha risposto definendo l’operazione “impossibile” e

ribadendo, nel contempo, la regolarizzazione di 160 mila lavoratori del settore nei prossimi due anni. Ma senza assumersi responsabilità che non gli appartengono: il suo governo, precisato, si è specializzato a risolvere problemi che altri hanno creato tant’è che giocando “sulla pelle delle persone” “in passato è stato creato un esercito di precari che ora vuole essere assunto”. Ma, ha avvertito, la scuola “non è un

ammortizzatore sociale per gli insegnanti”.Sul capitolo precettazioni  in caso di blocco degli scrutini il premier non si è sbilanciato, ha fatto sapere che per ora “è prematuro parlarne” e si è detto convinto che  “la stragrande maggioranza degli insegnanti siano persone serie, perbene,  che non metterebbero a rischio il lavoro di un anno e i loro studenti”.

Il presidente del Consiglio ha usato poi toni rassicuranti  con chi faceva domande sui “super poteri” ai presidi : “Non è che il preside chiama chi vuole ad insegnare, sceglie in modo trasparente con un colloquio e all’interno dell’albo dei professori”, ha detto, sottolinenando anche le modifiche approtate al testo di riforma della scuola in sede di commissione. Rivendicando l’aumento del numero dei deputati del Pd da inizio legislatura, Renzi non ha tralasciato l’occasione per un affondo alle minoranze del suo partito: “In Parlamento bisogna fare l’interesse dei cittadini e non delle correnti del Pd”.Proprio la minoranza dem, pur con toni diversi, ha promesso una battaglia “di merito” in aula su tre grosse questioni: potere dei presidi di chiamare direttamente gli insegnanti che va “abolito”, 5 per mille da “abrogare” e un piano pluriennale di assunzione dei precari. Emendamenti “decisivi” per Stefano Fassina pronto a lasciare il Pd se la riforma della scuola “non verrà cambiata radicalmente”. Modifiche su cui in aula ci si attende la convergenza di Movimento cinque stelle e Sel. Intanto oggi pomeriggio al Pantheon i parlamentari di opposizione, i dissidenti Pd, ma anche alcuni esponenti della maggioranza come tessitori del dialogo auspicato dal governo, parteciperanno in piazza del Pantheon alla manifestazione indetta dai sindacati di categoria per una “vera buona scuola“. Iniziativa alla quale, sostiene Pippo Civati, “sarebbe doveroso” fosse presente “tutto il Parlamento”. I lavori a Montecitorio, in base a un’intesa tra i gruppi, saranno sospesi un’ora per consentire ai deputati di andare all’iniziativa al Pantheon.

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