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Azioni disciplinari al lavoro, qualcosa si muove

ROMA – Buone notizie sul fronte della serietà e del rispetto delle regole. Oggi il ministro Marianna Madia ha detto a chiare lettere nel corso di un convegno pubblico che “il dipendente che dice di andare a lavorare e poi non ci va deve essere licenziato”.

Dopo i ripetuti scandali, ultimo quello relativo ai dipendenti del Comune di Sanremo, la presa di posizione del ministro rappresenta una scelta di campo precisa, non lascia spazio a dietrofront. 

Dunque la parola ‘licenziamento’ nella pubblica amministrazione non è più un tabù. Dopo la stretta sui dirigenti della PA, ormai licenziabili in caso di rendimento negativo e i cui incarichi sono a tempo come stabilito dalla riforma entrata in vigore lo scorso agosto, indietro non si deve tornare. Sdoganato il limite per così dire psicologico – nella mentalità degli italiani il posto statale è sempre stato praticamente intoccabile – il ‘chi sbaglia paga’ nel pubblico deve diventare realtà. Le norme sul licenziamento degli impiegati statali di fatto esistono da tempo, ma servono misure per accelerare e rendere concreta l’azione disciplinare. Altrimenti tutto è inutile e la burocrazia rischia di rendere difficile passare dalle parole ai fatti. Inoltre, va tenuto presente che nella PA vale sempre l’articolo 18 (soppresso per l’ambito privato), per cui in caso di licenziamento senza giusta causa è previsto il reintegro del dipendente.

Ma oggi anche il Consiglio Superiore della Magistratura ha dato un segnale decisamente apprezzabile. Ha, infatti, accolto la richiesta del ministro della Giustizia Orlando e del Procuratore generale della Cassazione sospendendo da funzioni e stipendio Silvana Saguto, ex presidente delle Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Indagata per corruzione, abuso d’ufficio e riciclaggio dalla Procura di Caltanisetta, la Saguto dunque è stata sospesa in via cautelare. Un atto quanto meno dovuto, ma non scontato. 

C’è un messaggio che in qualche modo accomuna le parole della Madia e il provvedimento del Csm. Forse è la volta buona che in questo Paese si cominci a fare sul serio e che non ci siano più ‘intoccabili’. Non ambito, settore della nostra amministrazione pubblica, organo, ordine o potere dello Stato che possa considerarsi al di sopra della legge e delle regole. Chi sbaglia e assume una condotta che arreca danno alle funzioni e ai compiti dell’amministrazione per cui lavora, deve sapere che può andare incontro a conseguenze e ad azioni disciplinari serie, fino ad arrivare alla perdita del posto di lavoro. Questo principio che altrove è assodato nella teoria e nella pratica, in Italia ha sempre fatto fatica ad affermarsi. Troppo spesso persone che si sono macchiate anche di reati gravi sono rimaste al proprio posto continuando a percepire stipendi e contributi. Ma forse, finalmente, qualcosa sta cambiando…

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