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ASSISI (nostro inviato) Nel corso del convegno conclusivo di Primo Piano sull’Autore, dal titolo “Liliana Cavani, santi e peccatori al di là del bene e del male”, moderato da Laura Delli Colli e dal direttore artistico della manifestazione Franco Mariotti, riuniti nella bella Sala comunale della Conciliazione, giornalisti, critici, studiosi, attori, e sceneggiatori si sono confrontati sul valore della produzione della regista emiliana.

L’incontro è stato aperto dall’intervento di padre Enzo Fortunato, Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, che ha sottolineato l’importanza dei tre film della cineasta su San Francesco, un santo ancora molto attuale come testimonia il fatto che il nome Francesco è il preferito dagli italiani. “Liliana Cavani – ha detto padre Fortunato – è stata capace di offrire un ritratto del Santo di Assisi a tutto tondo. Non dimenticherò mai la prima volta che ho visto il Francesco del 1966”. 

 

Nel corso della sua carriera Liliana Cavani è stata, ha detto Laura Delli Colli, presidente del glorioso sindacato dei cinegiornalisti un’autrice spesso discussa, ma anche capace di anticipare i tempi. Come hanno rilevato Orio Caldiron e Masolino D’Amico, con il film “La Pelle”, la Cavani è riuscita a precorrere quell’opera di riscoperta e di valorizzazione di cui sta ora beneficiando l’omonimo romanzo di Curzio Malaparte.  La regista ha inoltre raccontato aneddoti interessanti sulla difficoltà incontrata nel mettere in scena Francesco di Assisi e Galileo Galilei, personaggi che l’hanno comprensibilmente affascinata perché rivoluzionari, al di fuori dei rapporti di potere, figure grandiose e senza tempo, tanto che anche nella RAI di allora, il suo lavoro era visto da certa parte politica, in particolare dalla Democrazia cristiana, come anticlericale.

A completamento del convegno, Primo Piano sull’Autore pubblica ogni anno una monografia molto bella, tale che potrebbe adottarsi nelle scuole di cinematografia e nei corsi universitari, la quale, oltre a contenere foto rare, raccoglie gli scritti dei maggiori critici e conoscitori dell’artista. Tra gli interventi raccolti nella monografia di quest’anno ce n’è uno di Pier Paolo Pasolini risalente al 1974 che di un’opera di Liliana Cavani dice così: “Il cinema appartiene allo stesso ordine della vita: per questo, mentre si vede un film veramente bello, se ne sente la superficialità, ma, dopo averlo visto, esso si ripresenta alla memoria come una cosa reale, anche se sognata. Milarepa di Liliana Cavani è uno di questi film assolutamente rari”. 

Valerio Caprara, uno fra i critici italiani più stimati, parlando de “La pelle” mette in risalto le qualità umane che distinguono la regista: “ … è doveroso partire dall’innegabile coraggio con cui la cineasta, supportata nella sceneggiatura dall’autorevole mestiere di Robert Katz, ha deciso di dedicarsi a un libro e a un autore controversi, anzi contestati dalla cultura letteraria italiana maggioritaria e di sfidare una tradizione, quella del cinema a tematica e ambientazione napoletane, estremamente ricca, variegata e di conseguenza assai condizionante”.

Aldo Grasso, altro grande critico televisivo, recensisce così lo sceneggiato TV della regista “De Gasperi, l’uomo della speranza”: “Il biopic della Cavani assolve con molto mestiere il suo compito didascalico; restituire a De Gasperi il posto che gli spetta nel processo identitario, nell’immaginario collettivo dell’Italia. E’ una fiction da ‘vecchia’ Rai, con tutti i pregi che la pertinenza assicura (grande professionalità, sorveglianza, scrittura penitenziale) e i difetti della stagione di egemonia culturale”.

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