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Consulta. Terremoto nel M5S contro l’inciucione

La base sul piede di guerra

ROMA – L’epilogo della Conbulta non solo ha spaccato in due Forza Italia, ma ha anche provocato una tempesta nel Movimento 5 Stelle. C’è chi grida all’inciucione, e chi passa al contrattacco con un fotomontaggio in perfetto stile grillino, ma stavolta con i vertici pentastellati nel mirino: Grillo, Di Maio, Di Battista confusi tra Renzi, Alfano e Boschi, sopra la scritta, a caratteri cubitali, l’inciucione’, e sotto l’accusa: ‘Pd e M5S pronti a spartirsi i giudici costituzionali alla faccia vostra! Gratta il grillino trovi il piddino’. Il ‘day after’ l’accordo con il Pd sulla Consulta, quella che per molti, Grillo in prima linea, è una “vittoria M5S”, per gran parte della base grillina è una vera e proprio disfatta. E c’è chi picchia duro, sfogandosi sul blog di Grillo o sulla bacheca Fb dei parlamentari più in vista. Danilo Toninelli, l’uomo riforme’ del Movimento regista dell’intesa, è tra i più ‘bastonati’. “Che vergogna, vi siete cacati addosso – l’accusa su Fb Francesco – avete offerto a Renzi una spalla. Proprio ora che è in difficoltà palese, siete il peggio del peggio”. “Una delusione dopo l’altra – gli fa eco Filippo – Io che credevo di valere Uno, mi rendo conto giorno dopo giorno, di non contare un ca…”. “Magari è stato anche stato giusto assumersi delle responsabilità – osserva Domenica – però adesso smettiamola di prenderci per il cu.., smettiamola di parlare a vanvera di metodo e di democrazia diretta e soprattutto smettiamola con sta favoletta dei portavoce”. Sulla bacheca Fb di Di Maio non va meglio. “Che delusione – scrive Lorenzo – siete scesi a compromessi con il Pd. Quanta amarezza, li avete sempre schifati e adesso ci fate gli inciuci pure voi. Fine della favola!”

Sul blog di Grillo la base appare divisa. C’è chi difende a spada tratta l’accordo e ringrazia i 5 Stelle per aver “salvato la Consulta”, e chi attacca a muso duro: “siete già diventati come tutti gli altri. A casa anche voi, non vi voto più”. “Se dovete fare qualcosa col Pd – scrive Angelo – fatelo piuttosto su Equitalia, pensioni, risparmi”. “Sentire nei tg ‘accordo M5S-Pd’ fa venire i brividi”, scrive amaro Johnny. In tanti poi lamentano la mancata consultazione della base, perché la decisione di votare la terna non è stata presa con un voto in Rete. “Casaleggio sta alla democrazia diretta – lamenta Carlo – come Renzi sta all’umiltà. Il voto della base è ormai un miraggio, ma mi faccia il piacere…”. “L’importante è aver votato tre persone non coinvolte in procedimenti, tutto il resto è polemica da bar”, taglia corto Vincenzo di Potenza. Divisa la base, dunque, ma lontani anche i parlamentari, che ieri nelle due assemblee di Camera e Senato hanno fatto emergere le distanze, ben lontani dall’unanimità sulla nuova terna ‘depurata’ dal nome di Sisto, da sempre inviso ai grillini. Ben 23 i no -16 alla Camera e 7 al Senato- più due astenuti. Non solo.

Nelle file del Movimento c’è chi è pronto a scommettere che diversi, tra i 5 Stelle, ieri non abbiano tenuto fede all’accordo, evitando di votare lo sgradito candidato del Pd, Augusto Barbera. “E’ passato per soli 11 voti – ragiona un deputato 5 Stelle – sono certo che tra i franchi tiratori ci fosse soprattutto gente del Pd, ma metterei la mano sul fuoco anche sulla desistenza di alcuni colleghi”. Il nome di Barbera, al centro di un’interrogazione degli stessi 5 Stelle su un caso di ‘baronato universitario’, è stato per molti ‘oltranzisti’ un vero e proprio rospo da mandar giù. Compatto ha votato per la terna il direttorio. Mentre tra coloro che hanno fatto scudo, figurano il fedelissimo Riccardo Fraccaro, Vincenzo Caso, Andrea Colletti, Daniele Pesco. In realtà, durante l’assemblea dei deputati, gli scettici hanno sottolineato come nelle ultime settimane i 5 Stelle avessero riversato “palate di letame sul nome di Barbera, con che faccia andiamo ora a votarlo?”. Alcuni hanno invece espresso voto contrario “perché la decisione doveva passare per la Rete”, anche se i tempi, viene fatto notare, erano strettissimi.

I tre eletti: Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti

Il Parlamento ha  eletto i tre candidati frutto dell’accordo tra Pd, M5s e centristi su una terna di giuristi, Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti, indicati rispettivamente da Pd, pentastellati e centristi. I tre giuristi hanno ottenuto rispettivamente 581 voti, 609 e 585, superando così il quorum richiesto. Un passaggio salutato con “profonda soddisfazione” dai presidenti Pietro Grasso e Laura Boldrini. Esultano i 5 Stelle: “Vince metodo M5s”. Sollevati i Dem che augurano buon lavoro ai tre giuristi. L’intesa è stata raggiunta grazie alla tessitura del capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, di Danilo Toninelli di M5s, e dei capigruppo di Ap, Pi e Sc. La situazione è stata sbloccata in mattinata da Matteo Renzi che ha reciso forse definitivamente il Patto del Nazareno. Una decisione che esclude Fi, incapace per le sue divisioni di sostenere un proprio candidato. Cosa che ha provocato ulteriori malumori tra gli azzurri e l’ira di Silvio Berlusconi contro la maggioranza.

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