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Intervista al portavoce Lazio dei Verdi, Ferdinando Bonessio

ROMA –  A Roma si affaccia l’ipotesi di realizzare un biodigestore anaerobico sulla Via Laurentina al chilometro 20.900. Un progetto destinato ad accogliere gran parte della produzione di rifiuto umido della Capitale, quantificata in 240 mila tonnellate all’anno che – come riporta la relazione scaricabile dal sito della Regione Lazio – viene proposto come il realizzo di una “azienda agricola  a ciclo virtuoso con annesso impianto di compostaggio in località Quarto della Zolfaratella”.

Abbiamo chiesto un parere a Nando Bonessio, attuale portavoce dei Verdi Lazio, per capire le possibili conseguenze ambientali che un impianto come questo potrebbe provocare in una zona di pregio come quella dell’agro romano.

Come si tratta attualmente la frazione organica e cosa comporta il trattamento del biogas?

Attualmente la frazione organica può essere trasformata in due modi: con il compostaggio aerobico si ottiene il cosiddetto compost, che  in sintesi è l’insieme di materie organiche, tra cui la frazione raccolta dai rifiuti differenziati e quella vegetale, che si ottiene attraverso un processo di fermentazione in presenza di ossigeno. Processo che non da seguito a degli scarti impattanti per l’ambiente.

L’altro procedimento, invece, è quello di portare tutta la frazione organica in queste grandi camere in assenza di ossigeno, ovvero nel cosiddetto biodigestore anaerobico dove si ottiene una fermentazione attraverso alcuni agenti sia chimici e alcuni di tipo organico che favoriscono l’esalazione tramite la fermentazione della frazione organica e quindi la produzione di questo particolare gas metano, cosiddetto syngas, il quale viene bruciato in loco producendo attraverso una turbina una coogenerazione, ovvero da una parte avremo energia elettrica e dall’altra energia termica.  Insomma abbiamo due metodi differenti, le centrali a bio masse bruciano direttamente il prodotto organico, mentre le centrali a bio gas utilizzano il processo della fermentazione.

Perchè tutta questa proliferazione biogassista in Italia?

E’ molto semplice il biogas gode di incentivi statali. Mentre il compostaggio aerobico non ha un sostegno economico dedicato, la produzione energetica attraverso i biodigestori viene incentivata dallo Stato in maniera fortissima. Pensiamo solo che in Italia hanno spostato l’incentivo dal fotovoltaico agli impianti a biomasse e biogas. Insomma viviamo in un  mercato drogato sostenuto da incentivi pubblici.

Nel caso dell’ipotesi della Via Laurentina è legittimo manifestare qualche preoccupazione …  

Intanto, va ricordato che in quel  territorio esistono tuttora dei vincoli inderogabili per qualsiasi impianto. Figuriamoci per  un vero e proprio impianto di tipo  industriale come quello del biogas. Questi impianti, inoltre, non rappresentano una gestione sostenibile dei rifitui. Ossia, ancora una volta alla fine di questo ciclo si brucia il biogas attraverso una combustione che produce Co2, polveri sottili e quant’altro, (PM10, biossido di azoto, monossido di carbonio, COT,  ammoniaca, idrogeno solforato, polveri sottili e nanopolveri ndr) e in più c’è il residuo del materiale fermentato molto ricco di componenti chimici considerati altamente tossici.

Ma c’è dell’altro. Sappiamo bene infatti che alla fine questi biodigestori sono in grado di bruciare qualsiasi massa organica.  Ma non è tutto. In  Italia si stanno autorizzando  molti biodigestori, i quali, oltre agli effetti ambientali, determinano un sovrautilizzo del mais, che attualmente rappresenta la tipologia di massa organica che va per la maggiore, a fini energetici industriali. La conseguenza è che si sta determinando una vera e propria sottrazione di enormi aree agricole alla produzione alimentare. 

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