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Donald Trump. Anche Justin Bieber gli dice no

CLEVELAND – Justin Bieber, idolo dei teenagers, musicista, cantautore e attore canadese, lanciato da youtube, ha rifiutato di esibirsi alla convention repubblicana di Donald Trump a Cleveland, nell’Ohio, respingendo l’offerta di cantare per quarantacinque minuti (con un guadagno di circa 112mila euro il minuto) all’evento che ha ufficializzato la nomination del magnate statunitense, come candidato numero uno tra i repubblicani, alla corsa per la Casa Bianca.

L’ha rivelato il sito TMZ.com secondo cui il diniego sarebbe stato suggerito dal manager di Justin, Scooter Braun, fervente sostenitore di Hillary Clinton. Ma anche, si può supporre, abile consigliere mediatico che capisce quanto valga in termini d’immagine il tenersi alla larga da qualsiasi endorsement politico.

 Donald Trump, tuttavia negli ultimi tempi ha dovuto costatare il suo scarso appeal tra le star della musica, a cominciare dai Queen, che si sono adirati per l’utilizzo di “We are the Champions”, suonata proprio nella convention di Cleveland, definendo l’utilizzo del brano “uso non autorizzato, contrario alla nostra volontà”. Adele ha vietato al businessman l’impiego di Skyfall e Rolling In The Deep. Ma anche gli eredi di Luciano Pavarotti, che in una lettera hanno messo nero su bianco la contrarietà ai principi rappresentati dal candidato repubblicano: “Tocca a noi familiari ricordare che i valori di fratellanza e solidarietà che Luciano Pavarotti ha espresso nel corso della sua carriera artistica sono incompatibili con la visione del mondo proposta dal candidato Donald Trump”. Parole firmate da Nicoletta Mantovani e dalle tre figlie del tenore, che non hanno gradito la scelta del magnate americano di servirsi in campagna elettorale di una versione della celebre romanza “Nessun dorma”, cavallo di battaglia dell’artista modenese scomparso.
 
Ma non basta. Tra i big della canzone, ad accrescere le fila del partito anti-Trump nel giorno dell’acclamazione di Hillary Clinton come candidata democratica, circolava una petizione finalizzata a denunciare “l’ideologia dell’odio” di Donal Trump, sottoscritta, tra gli altri, da Russel Simmons, Michael Stipe e DJ Spooky.

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