Lavori più richiesti e pagati nell’era dell’AI

Intelligenza artificiale, sicurezza informatica, sanità, energia, automazione e professioni tecniche stanno ridisegnando il mercato del lavoro. Il futuro non appartiene soltanto agli informatici: saranno premiati soprattutto i lavoratori capaci di integrare competenze tecnologiche, conoscenza specialistica e capacità umane.

Quali sono oggi i lavori più interessanti per trovare un’occupazione? Quali offrono le retribuzioni più alte e, soprattutto, quali continueranno a essere richiesti mentre l’intelligenza artificiale entra in modo massiccio nelle aziende, negli uffici, negli ospedali e nei processi industriali?

Non esiste una risposta unica. Le professioni meglio pagate non coincidono sempre con quelle che offrono il maggior numero di posti, così come i lavori più richiesti non garantiscono necessariamente salari elevati. La scelta più razionale consiste quindi nell’incrociare almeno quattro elementi: crescita della domanda, difficoltà delle imprese nel trovare personale, potenziale retributivo e capacità della professione di evolvere insieme all’intelligenza artificiale.

I dati più recenti non descrivono un futuro senza lavoro, ma un mercato attraversato da una profonda trasformazione. Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum stima che entro il 2030 potrebbero essere creati circa 170 milioni di nuovi posti, mentre 92 milioni verrebbero sostituiti o cancellati. Il saldo globale resterebbe positivo per circa 78 milioni di occupazioni, ma quasi il 40% delle competenze richieste ai lavoratori è destinato a cambiare.

Le figure in più rapida crescita percentuale comprendono specialisti dei big data, ingegneri fintech, esperti di intelligenza artificiale e machine learning, sviluppatori software e professionisti della cybersecurity. In termini numerici, però, cresceranno anche assistenza sanitaria, istruzione, costruzioni, logistica e servizi essenziali.

Il mercato del lavoro italiano fino al 2029

Per l’Italia, il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro stima un fabbisogno complessivo compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di occupati nel periodo 2025-2029. Oltre tre milioni di opportunità dipenderanno dalla necessità di sostituire le persone che andranno in pensione o usciranno dal mercato del lavoro. È un dato particolarmente importante: anche nei settori che non cresceranno rapidamente continueranno ad aprirsi posti per effetto del ricambio generazionale.

Circa il 39% del fabbisogno italiano riguarderà dirigenti, professionisti specializzati e tecnici, per un totale stimato tra 1,2 e 1,4 milioni di persone. La domanda non sarà tuttavia limitata ai laureati. Sono previsti tra 541mila e 654mila inserimenti di operai specializzati e conduttori di impianti, spesso difficili da reperire e sempre più coinvolti nella digitalizzazione delle fabbriche, degli edifici e delle infrastrutture.

La fotografia che emerge è chiara: il mercato premierà sia le professioni ad alta specializzazione sia i mestieri tecnici capaci di operare nel mondo fisico. Il titolo di studio continuerà ad avere valore, ma dovrà essere accompagnato da competenze concretamente utilizzabili.

Specialisti di intelligenza artificiale e machine learning

Tra i lavori più richiesti e potenzialmente meglio pagati del prossimo decennio figurano gli AI engineer, i machine learning engineer, gli specialisti di modelli linguistici, gli esperti di computer vision e i professionisti che integrano l’intelligenza artificiale nei processi aziendali.

Il loro compito non consiste semplicemente nell’utilizzare un chatbot. Devono progettare sistemi, preparare e controllare i dati, valutare l’affidabilità degli algoritmi, ridurre errori e distorsioni, proteggere le informazioni e integrare i modelli nelle applicazioni e nei flussi produttivi. Crescerà anche la richiesta di esperti di MLOps, AI governance, sicurezza dei modelli e conformità normativa.

Il cosiddetto “prompt engineer” inteso come professione isolata appare invece meno solido: scrivere istruzioni per un modello diventerà una competenza diffusa. Saranno più resistenti i profili che associano l’AI alla conoscenza di un settore, come medicina, farmaceutica, finanza, industria, energia, ambiente o logistica.

Le retribuzioni dipendono fortemente dall’esperienza. Le offerte pubblicate in Italia nel 2026 mostrano, a titolo indicativo, RAL tra 32mila e 45mila euro per alcuni AI engineer e livelli sensibilmente superiori per architetti, responsabili di piattaforma e dirigenti della trasformazione digitale. Non sono medie nazionali, ma esempi di quanto la responsabilità e l’esperienza incidano sul compenso.

Data engineer, data scientist e specialisti dei big data

L’intelligenza artificiale ha bisogno di dati attendibili. Per questa ragione data engineer, data scientist, data architect, analisti di business intelligence e specialisti della qualità dei dati resteranno centrali.

Il data engineer costruisce le infrastrutture che raccolgono e rendono utilizzabili le informazioni. Il data scientist sviluppa modelli previsionali e interpreta fenomeni complessi. Il data analyst traduce i numeri in indicazioni operative per aziende e amministrazioni. Le opportunità migliori riguarderanno chi conosce statistica, programmazione, database, cloud e processi aziendali.

L’AI automatizzerà una parte delle analisi più semplici, ma aumenterà il bisogno di persone capaci di stabilire quali dati utilizzare, verificare la correttezza dei risultati e prendere decisioni assumendosene la responsabilità. Il valore professionale si sposterà quindi dalla produzione meccanica di grafici alla comprensione critica dei dati.

Cybersecurity: una domanda destinata a crescere

Ogni processo digitalizzato crea nuove vulnerabilità. Attacchi informatici, ransomware, furti di identità, sabotaggi delle infrastrutture e manipolazioni dei sistemi di AI stanno rendendo la sicurezza informatica una funzione essenziale.

Tra le figure più richieste si trovano security analyst, penetration tester, cloud security engineer, responsabili della sicurezza delle reti, esperti di digital forensics, specialisti di gestione del rischio e professionisti della conformità alle normative europee.

La cybersecurity offre un buon equilibrio tra possibilità di assunzione, crescita professionale e retribuzione. Un consulente può partire da livelli relativamente accessibili, mentre cloud security architect, security manager e chief information security officer possono raggiungere fasce retributive molto più elevate. La domanda è sostenuta non soltanto dalle aziende tecnologiche, ma anche da banche, ospedali, industria, Pubblica Amministrazione, difesa, trasporti ed energia.

Il World Economic Forum colloca reti e cybersecurity tra le competenze destinate a crescere più rapidamente entro il 2030.

Cloud, software, DevOps e infrastrutture digitali

Nonostante l’AI sia già in grado di generare codice, gli sviluppatori software non sono destinati a scomparire. Cambierà piuttosto il loro modo di lavorare. Le attività più ripetitive saranno automatizzate, mentre aumenterà il valore di chi sa progettare architetture, verificare il codice prodotto dall’AI, gestire sistemi complessi e tradurre le necessità di un’organizzazione in soluzioni affidabili.

Saranno particolarmente richiesti cloud architect, DevOps engineer, platform engineer, sviluppatori di applicazioni aziendali, esperti di integrazione e professionisti dei data center. Nelle offerte italiane del 2026 si osservano, per esempio, RAL nell’ordine di 55-65mila euro per alcuni senior cloud architect, 65-75mila euro per responsabili della trasformazione digitale e AI e 80-90mila euro per determinati ruoli di IT director. Anche in questo caso si tratta di esempi di mercato, non di valori garantiti per l’intera categoria.

Le previsioni Cedefop aggiornate nel luglio 2026 indicano per i professionisti e tecnici ICT una crescita media annua dell’occupazione del 2,5% nell’Unione europea fino al 2035 e dell’1,3% in Italia. Ricerca e sviluppo, servizi informatici e attività di architettura e ingegneria figurano tra i settori europei più dinamici. Cedefop

Ingegneri dell’automazione, robotica e meccatronica

La diffusione dell’intelligenza artificiale non avverrà soltanto negli uffici. Fabbriche, laboratori, magazzini, reti energetiche, infrastrutture e sistemi di trasporto utilizzeranno sempre più robot, sensori, digital twin e manutenzione predittiva.

Per questo saranno richiesti ingegneri dell’automazione, esperti di robotica, meccatronici, progettisti elettronici, tecnici PLC, specialisti di sensoristica, manutentori di impianti automatizzati e professionisti dell’Industrial Internet of Things.

Unioncamere prevede tra il 2025 e il 2029 un fabbisogno di circa 51-59mila ingegneri, 59-67mila tecnici in campo ingegneristico e 149-164mila lavoratori nella filiera italiana della meccatronica e robotica. Questi profili sono interessanti perché uniscono conoscenze digitali e capacità di intervenire nel mondo reale, una combinazione molto meno facilmente automatizzabile.

Energia, ambiente ed edilizia intelligente

Transizione energetica, decarbonizzazione, riqualificazione degli edifici e adattamento climatico stanno creando una domanda crescente di ingegneri energetici e ambientali, energy manager, progettisti di impianti rinnovabili, tecnici fotovoltaici, specialisti delle reti elettriche, esperti di accumulo, professionisti HVAC e consulenti ESG con competenze tecniche reali.

L’AI potrà migliorare previsioni, consumi e manutenzione, ma non potrà sostituire completamente la progettazione, l’installazione, il collaudo e la responsabilità tecnica. Nel periodo 2025-2029 quasi 2,4 milioni di lavoratori italiani dovranno possedere almeno un livello intermedio di competenze legate al risparmio energetico e alla riduzione dell’impatto ambientale. Per circa 1,6 milioni sarà richiesta la capacità di gestire prodotti o tecnologie green.

Medici, infermieri e professionisti della salute digitale

La sanità rappresenta uno dei settori più solidi dal punto di vista della domanda. L’invecchiamento della popolazione, la crescita delle patologie croniche e il pensionamento di molti operatori rendono strutturale la necessità di medici, infermieri, fisioterapisti, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia, professionisti della riabilitazione e operatori sociosanitari.

Unioncamere stima per la filiera italiana della salute un fabbisogno di 417-443mila lavoratori tra il 2025 e il 2029. Per i soli tecnici della salute, categoria che comprende anche infermieri e professioni sanitarie tecniche, la previsione raggiunge 147-154mila unità; per i medici è compresa tra 53mila e 55mila. Nell’Unione europea viene inoltre stimata una carenza complessiva di circa 1,2 milioni di medici, infermieri e ostetriche.

I medici specialisti, soprattutto in alcune discipline e nel settore privato, possono raggiungere retribuzioni elevate. Per infermieri e operatori dell’assistenza, invece, la forte domanda non sempre corrisponde a compensi proporzionati alla responsabilità e alla fatica del lavoro. È uno degli esempi più evidenti della distanza tra “lavoro richiesto” e “lavoro ben pagato”.

Particolarmente promettenti saranno i profili ibridi che combinano sanità e tecnologia: bioinformatici, ingegneri clinici, esperti di dispositivi medici, specialisti di telemedicina, protezione dei dati sanitari e validazione degli algoritmi diagnostici.

Professioni tecniche specializzate: meno lauree, molte opportunità

Elettricisti, termoidraulici, frigoristi, saldatori, manutentori, installatori di impianti elettronici, tecnici di cantiere e operatori di macchine industriali saranno tra le figure più difficili da sostituire con l’AI.

La tecnologia potrà assisterli nella diagnosi di un guasto o nella programmazione di un intervento, ma il lavoro richiede manualità, presenza fisica, capacità di adattamento e responsabilità sul posto. Sono inoltre professioni nelle quali la scarsità di personale qualificato può aumentare il potere contrattuale e, per chi avvia un’attività autonoma ben organizzata, anche il potenziale di reddito.

Per il periodo 2025-2029, Excelsior prevede un fabbisogno di 124-148mila operai specializzati nelle costruzioni, 52-58mila meccanici e manutentori di macchinari e 29-33mila saldatori e montatori di carpenteria. Non sono lavori “del passato”: stanno diventando mestieri digitali nei quali si utilizzano sensori, diagnostica elettronica, software di progettazione e sistemi automatizzati.

Tecnici commerciali e professionisti delle vendite complesse

Anche le vendite stanno cambiando. L’AI può individuare potenziali clienti, preparare presentazioni e analizzare il mercato, ma nelle trattative complesse restano decisive fiducia, conoscenza tecnica e capacità negoziale.

Sales engineer, account manager B2B, business developer, product specialist e responsabili commerciali di soluzioni tecnologiche possono ottenere retribuzioni interessanti, spesso integrate da bonus. I settori più promettenti comprendono software, cybersecurity, dispositivi medici, automazione, energia, strumentazione scientifica e servizi professionali.

Unioncamere stima un fabbisogno di 81-92mila tecnici commerciali, del marketing e degli acquisti entro il 2029, con un tasso medio annuo del 5,2-5,8%, tra i più elevati delle professioni tecniche italiane.

I lavori più esposti all’automazione

L’intelligenza artificiale colpirà prima di tutto le mansioni standardizzate e interamente digitalizzabili: inserimento dati, segreteria esecutiva, contabilità elementare, assistenza clienti di primo livello, traduzioni semplici, produzione seriale di contenuti, elaborazione di documenti e parte delle attività bancarie amministrative.

Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, circa un lavoratore su quattro nel mondo svolge una professione esposta in qualche misura all’AI generativa. Soltanto il 3,3% dell’occupazione globale rientra però nella fascia di esposizione più alta. L’esito più probabile non è quindi la cancellazione integrale delle professioni, ma la trasformazione delle attività che le compongono.

Essere esposti all’AI non significa necessariamente essere sostituiti. Anche analisti finanziari, programmatori, grafici, consulenti e traduttori potranno continuare a lavorare, ma dovranno spostarsi verso attività più complesse, strategiche, creative o relazionali. Chi si limiterà a produrre un risultato standard rischierà maggiormente; chi saprà verificare, interpretare e assumersi la responsabilità del risultato acquisterà valore.

Quali sono davvero i lavori più pagati

In termini assoluti, le retribuzioni più alte restano generalmente associate a dirigenti d’azienda, medici specialisti, responsabili finanziari, partner della consulenza e degli studi legali, dirigenti commerciali, IT director e professionisti con responsabilità su infrastrutture, sicurezza e trasformazione digitale.

Sono però carriere che richiedono anni di esperienza e nelle quali il numero delle posizioni è limitato. Per un giovane o per chi deve riqualificarsi, può essere più utile cercare una professione con buon rapporto tra durata della formazione, probabilità di assunzione e crescita salariale.

La Salary Guide 2026 di Hays Italia descrive un mercato nel quale competenze digitali e tecniche rappresentano il principale vantaggio competitivo. Il 30% dei professionisti che ha ottenuto un incremento di stipendio lo ha fatto cambiando azienda, mentre il 24% attraverso una promozione interna. Ciò conferma che la retribuzione dipende non soltanto dalla professione, ma anche dalla capacità di aggiornarsi, assumere responsabilità e muoversi nel mercato.

Come scegliere la formazione giusta

Per AI, dati, cybersecurity e ingegneria restano strategiche le lauree STEM, soprattutto informatica, ingegneria, matematica, statistica, fisica ed elettronica. Medicina e professioni sanitarie offrono prospettive occupazionali solide, pur richiedendo percorsi regolamentati e impegnativi.

Gli ITS Academy rappresentano invece una strada più breve e fortemente collegata alle imprese per specializzarsi in meccatronica, automazione, energia, ICT, cybersecurity, logistica, edilizia sostenibile e manutenzione industriale. Anche la formazione professionale può offrire sbocchi concreti nei mestieri tecnici caratterizzati da una grave carenza di personale.

Il Rapporto AlmaLaurea 2026 mostra che nel 2025 il tasso di occupazione a un anno dal titolo ha raggiunto l’81,2% per i laureati di primo livello e l’80,8% per quelli di secondo livello. A cinque anni sale rispettivamente al 91,7% e al 94,4%. Le retribuzioni medie nette, tuttavia, si fermano a circa 1.796 euro e 1.903 euro mensili a cinque anni dal titolo: la laurea migliora le opportunità, ma non garantisce automaticamente un reddito elevato.

Il lavoro del futuro sarà umano e tecnologico insieme

Non esistono professioni completamente immuni dall’intelligenza artificiale. Esistono però lavori nei quali l’AI diventerà soprattutto uno strumento di potenziamento: sanità, cybersecurity, ingegneria, manutenzione, energia, vendite complesse, ricerca e gestione delle infrastrutture.

Le competenze più preziose saranno ibride.

Serviranno capacità digitali, ma anche pensiero analitico, creatività, comunicazione, responsabilità, conoscenza delle normative e capacità di lavorare con altre persone.

Entro il 2029, secondo Excelsior, circa 2,2 milioni di lavoratori richiesti in Italia dovranno possedere competenze digitali e oltre 910mila dovranno saper integrare più abilità tecnologiche.

La vera distinzione, quindi, non sarà tra lavori manuali e intellettuali o tra laureati e diplomati. La linea di separazione passerà tra chi esegue mansioni ripetitive e chi sa governare processi complessi. I lavori più interessanti e meglio pagati saranno quelli nei quali la tecnologia incontra una competenza specialistica difficile da improvvisare. L’intelligenza artificiale non eliminerà il valore umano, ma renderà molto più evidente dove quel valore è autentico e dove, invece, era composto soprattutto da attività automatizzabili.

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