Alessandro Volta, il bicentenario dello scienziato che accese il futuro

Nel 2027 ricorrono duecento anni dalla morte del fisico italiano che inventò la pila. Le celebrazioni coinvolgono Como, Pavia e Milano, mettendo in relazione la sua eredità con batterie, mobilità elettrica, sensori, transizione energetica e ricerca sul metano

Nel 2027 ricorrerà il bicentenario della morte di Alessandro Volta, uno dei protagonisti assoluti della storia della scienza. Nato a Como il 18 febbraio 1745 e morto il 5 marzo 1827, Volta non fu soltanto l’inventore della prima pila elettrica: le sue ricerche contribuirono alla nascita dell’elettrochimica e aprirono la strada a tecnologie che oggi alimentano smartphone, automobili elettriche, dispositivi medici, satelliti e sistemi per l’accumulo delle energie rinnovabili.

Le celebrazioni per i duecento anni dalla sua scomparsa sono già iniziate e proseguiranno per tutto il 2027. Non vogliono limitarsi a ricordare una figura del passato, ma presentare Volta come uno “scienziato per il futuro”, capace di parlare alle nuove generazioni e alle grandi sfide del nostro tempo.

Il bicentenario di Alessandro Volta tra Como, Pavia e Milano

Il percorso verso il bicentenario è coordinato dal Comitato nazionale per la celebrazione della morte di Alessandro Volta, previsto dalla Legge 30 dicembre 2024, n. 207. Nel marzo 2026 Como ha dato ufficialmente avvio alla nuova fase delle celebrazioni con il progetto “200VOLTeVOLTA”.

La governance territoriale riunisce il Comune di Como, la Provincia, la Camera di Commercio di Como-Lecco, l’Università degli Studi dell’Insubria, Confindustria Como e la Fondazione Alessandro Volta. È stata inoltre avviata una collaborazione con l’Università di Pavia e con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.

Il coinvolgimento delle tre città non è casuale. Como è il luogo della nascita e della formazione di Volta; Pavia è la città nella quale insegnò fisica sperimentale e realizzò una parte fondamentale delle sue ricerche; Milano custodisce e valorizza una parte importante della storia scientifica e industriale italiana.

Il programma comprende mostre, incontri divulgativi, attività per le scuole, spettacoli, concerti, convegni scientifici e iniziative dedicate all’innovazione. Tra gli appuntamenti annunciati figurano la Conferenza internazionale di fisica “Volta 2027”, il Premio Volta per l’Innovazione, borse di studio, un museo virtuale e un’applicazione interattiva attraverso la quale esplorare la vita e le scoperte dello scienziato.

Il calendario aggiornato delle iniziative è disponibile sul portale ufficiale 200VOLTeVOLTA.

Chi era Alessandro Volta

Alessandro Giuseppe Antonio Anastasio Volta nacque a Como nel 1745. Dopo i primi studi sviluppò un interesse sempre più intenso per l’elettricità, un campo che nel Settecento era ancora in larga parte inesplorato.

Nel 1774 divenne professore di fisica presso la Regia Scuola di Como. Cinque anni più tardi ottenne la cattedra di fisica sperimentale all’Università di Pavia, dove insegnò per decenni e allestì un gabinetto scientifico dotato di strumenti particolarmente avanzati per l’epoca.

Volta apparteneva a una generazione nella quale il confine tra fisico, chimico, inventore e costruttore di strumenti era molto sottile. Non si limitava a formulare ipotesi, ma progettava personalmente gli apparecchi necessari a verificarle. Questa capacità di unire teoria, osservazione e sperimentazione rappresenta uno degli aspetti più moderni della sua attività.

La pila di Volta e la nascita dell’elettricità continua

La scoperta più famosa risale al 1800. Volta realizzò un dispositivo formato da dischi alternati di zinco e rame, separati da materiali imbevuti di una soluzione conduttrice. La struttura era capace di generare una corrente elettrica continua e relativamente stabile.

Era nata la pila voltaica, considerata la prima batteria elettrica della storia.

Il 20 marzo 1800 Volta comunicò il risultato alla Royal Society di Londra. La sua invenzione cambiò radicalmente lo studio dell’elettricità. Prima della pila, le scariche elettriche potevano essere prodotte soprattutto in modo discontinuo, per esempio mediante macchine elettrostatiche o bottiglie di Leida. Con il nuovo dispositivo diventava invece possibile disporre di una sorgente continua, controllabile e riproducibile.

La pila rese possibili nuovi esperimenti e diede un impulso decisivo all’elettrochimica. Humphry Davy la utilizzò per isolare elementi come sodio e potassio, mentre le successive ricerche di Michael Faraday approfondirono il rapporto tra elettricità e trasformazioni chimiche.

Il funzionamento delle batterie moderne è molto più complesso, ma il principio generale rimane legato all’intuizione di Volta: trasformare l’energia prodotta da reazioni chimiche in energia elettrica attraverso materiali con differenti proprietà elettrochimiche.

Dalla pila alle batterie per auto elettriche

Il collegamento più evidente tra Alessandro Volta e l’attualità riguarda le batterie. Le celle agli ioni di litio che alimentano telefoni, computer portatili, veicoli elettrici e numerosi dispositivi industriali appartengono alla stessa grande famiglia tecnologica inaugurata dalla pila voltaica.

Oggi la ricerca punta a ottenere batterie più sicure, leggere, economiche e sostenibili. Si studiano elettroliti solidi, nuovi materiali per gli elettrodi, batterie al sodio, sistemi litio-zolfo e tecnologie capaci di ridurre l’impiego di materie prime critiche.

L’accumulo elettrochimico è diventato anche una componente strategica della transizione energetica. Sole e vento producono energia in maniera variabile; le batterie permettono di conservarla quando è disponibile e utilizzarla nei momenti di maggiore domanda. La prima pila aveva dimensioni e prestazioni lontanissime da quelle attuali, ma introdusse il concetto tecnologico dal quale discende questa rivoluzione.

Senza il passaggio compiuto da Volta sarebbe difficile immaginare lo sviluppo della mobilità elettrica, delle reti intelligenti, dell’elettronica portatile e persino di molte missioni spaziali.

Dal nome di Volta nasce il “volt”

L’importanza dello scienziato comasco è testimoniata anche dal linguaggio internazionale della fisica. Il volt, indicato con il simbolo V, è l’unità di misura della differenza di potenziale elettrico e della forza elettromotrice nel Sistema internazionale.

Ogni volta che leggiamo 230 volt su una presa elettrica, 400 volt su una batteria automobilistica o pochi millivolt sul segnale prodotto da un sensore, utilizziamo dunque un’unità che porta il nome di Alessandro Volta.

La sua eredità è presente nelle abitazioni, nelle fabbriche, nei laboratori scientifici, negli ospedali e nelle infrastrutture energetiche. Pochissimi scienziati sono entrati così profondamente nel vocabolario quotidiano della tecnologia.

La scoperta del metano e la questione climatica

La pila non fu l’unico risultato importante di Volta. Nel 1776 lo scienziato studiò un gas infiammabile osservato nelle zone paludose nei pressi di Angera, sul Lago Maggiore. Riuscì a raccoglierlo, analizzarlo e distinguerlo dagli altri gas già conosciuti.

Quella sostanza, allora chiamata “aria infiammabile nativa delle paludi”, era il metano.

Volta progettò anche strumenti per studiarne la combustione, tra cui la celebre pistola ad aria infiammabile, nella quale il gas veniva acceso mediante una scintilla elettrica. Era una dimostrazione sperimentale del rapporto tra gas, combustione ed elettricità.

A distanza di 250 anni, il metano si trova al centro di una delle maggiori sfide ambientali mondiali. È una risorsa energetica, ma anche un potente gas serra. La ricerca contemporanea lavora per individuare e quantificare le emissioni provenienti da impianti energetici, discariche, allevamenti e attività agricole.

Satelliti, droni, spettrometri e sensori distribuiti sul territorio consentono oggi di rilevare perdite molto piccole e di costruire mappe delle concentrazioni atmosferiche. Il legame con Volta non riguarda soltanto l’identificazione della sostanza: riguarda soprattutto il suo metodo, basato sulla misurazione accurata di fenomeni invisibili.

Non a caso, nel quadro delle celebrazioni si è svolta presso il Joint Research Centre di Ispra la conferenza “Methane Action for People & Planet”, dedicata ai progressi scientifici e politici nel controllo del metano.

Elettroforo, condensatore e sensori moderni

Volta perfezionò l’elettroforo perpetuo, una macchina capace di produrre cariche elettriche attraverso l’induzione elettrostatica. Studiò inoltre la capacità elettrica e sviluppò il condensatore elettrico e l’elettroscopio condensatore, progettato per rilevare cariche molto deboli.

Questi strumenti non possono essere identificati direttamente con i componenti elettronici contemporanei, ma contribuirono alla comprensione dei principi fisici sui quali si basa una parte dell’elettronica moderna.

I condensatori sono oggi presenti praticamente in ogni circuito elettronico. Accumulano temporaneamente carica, stabilizzano l’alimentazione, filtrano i segnali e rendono possibile il funzionamento di dispositivi che vanno dagli elettrodomestici alle automobili, dai computer alle apparecchiature medicali.

Anche numerosi sensori capacitivi sfruttano variazioni della capacità elettrica per rilevare pressione, umidità, posizione, movimento o prossimità. Gli schermi tattili di smartphone e tablet, per esempio, riconoscono il contatto delle dita attraverso cambiamenti nel campo elettrico.

Volta e la cultura della misurazione

Uno degli aspetti più attuali dell’opera di Volta è la volontà di trasformare fenomeni difficili da percepire in grandezze osservabili e confrontabili. La carica elettrica, la tensione e la presenza di un gas non sono immediatamente visibili. Per studiarle occorrono strumenti, procedure sperimentali e misurazioni ripetibili.

Questa stessa impostazione è alla base dei sensori contemporanei per il monitoraggio dell’ambiente, della salute e dei processi industriali. Le moderne reti IoT misurano qualità dell’aria, temperatura, umidità, pressione, gas e particolato, trasmettendo i dati in tempo reale a piattaforme digitali.

Naturalmente la distanza tecnologica è enorme. Volta utilizzava metalli, vetro, soluzioni saline e strumenti costruiti artigianalmente; oggi si impiegano semiconduttori, nanomateriali, laser, satelliti e algoritmi di intelligenza artificiale. La logica scientifica, tuttavia, rimane riconoscibile: osservare, misurare, confrontare e utilizzare i risultati per comprendere e controllare un fenomeno.

Un innovatore prima ancora che un inventore

Volta fu anche protagonista di un celebre confronto scientifico con Luigi Galvani. Quest’ultimo riteneva che le contrazioni osservate nei muscoli delle rane fossero la manifestazione di una particolare “elettricità animale”. Volta interpretò invece il fenomeno attribuendo un ruolo determinante al contatto tra metalli differenti.

Il dibattito contribuì allo sviluppo sia dell’elettrochimica sia della bioelettricità. La scienza successiva dimostrò che entrambi avevano colto aspetti importanti: i tessuti biologici producono e utilizzano segnali elettrici, ma anche il contatto tra materiali diversi può generare una differenza di potenziale.

Da quel confronto sono nate linee di ricerca che oggi arrivano agli elettrocardiografi, agli elettroencefalografi, ai pacemaker, alle neuroprotesi e alle interfacce tra cervello e computer.

La vicenda ricorda inoltre che il progresso scientifico raramente procede attraverso verità immediate e definitive. Nasce spesso dal confronto tra ipotesi concorrenti, dalla costruzione di strumenti migliori e dalla capacità di sottoporre le idee alla verifica sperimentale.

Il bicentenario come occasione per guardare avanti

Celebrare Alessandro Volta nel 2027 non significa limitarsi a esporre strumenti antichi o ripercorrere una biografia illustre. Il bicentenario offre l’opportunità di riflettere sul ruolo della ricerca scientifica nella società e sulla capacità dell’Italia di trasformare conoscenza, formazione e sperimentazione in innovazione.

Le batterie del futuro, la mobilità elettrica, l’accumulo delle energie rinnovabili, il monitoraggio del metano, i sensori intelligenti e le tecnologie biomedicali mostrano quanto le intuizioni voltiane continuino a produrre effetti.

Duecento anni dopo la sua morte, Alessandro Volta rimane quindi uno scienziato profondamente contemporaneo. La sua lezione non consiste soltanto nell’avere inventato la pila, ma nell’aver dimostrato che un fenomeno apparentemente invisibile può essere misurato, compreso e trasformato in uno strumento capace di cambiare il mondo.

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