Fibrosi cistica: ricerca e nuove speranze

Dai farmaci modulatori alle terapie genetiche basate sull’RNA, la ricerca apre nuove prospettive per una malattia rara che in Italia interessa oltre 6.000 persone. Fondazione FFC Ricerca sostiene progetti mirati a sviluppare trattamenti efficaci anche per i pazienti che ancora non dispongono di una terapia specifica.

La fibrosi cistica è una delle malattie genetiche rare più diffuse e rappresenta ancora oggi una sfida importante per la medicina. Negli ultimi anni, tuttavia, la ricerca scientifica ha compiuto progressi significativi, migliorando le prospettive e la qualità di vita di molti pazienti.

In occasione della Giornata mondiale della fibrosi cistica, che si celebra l’8 settembre, l’attenzione torna sulle nuove terapie e sul lavoro dei ricercatori impegnati a individuare soluzioni anche per le persone che non rispondono ai trattamenti attualmente disponibili.

Che cos’è la fibrosi cistica

La fibrosi cistica è una malattia genetica causata da mutazioni del gene CFTR, responsabile della produzione di una proteina che regola il passaggio di cloro e bicarbonato attraverso le membrane cellulari.

Quando questa proteina non funziona correttamente, le secrezioni dell’organismo diventano particolarmente dense e viscose. Il problema interessa soprattutto l’apparato respiratorio e quello digerente.

Nei polmoni, il muco favorisce infezioni ricorrenti e infiammazioni croniche, che possono danneggiare progressivamente il tessuto polmonare. A livello pancreatico, invece, può ostacolare il rilascio degli enzimi necessari alla digestione e all’assorbimento dei nutrienti.

I progressi dei farmaci modulatori CFTR

Una svolta importante è arrivata con lo sviluppo dei modulatori della proteina CFTR. Questi farmaci intervengono sul difetto molecolare alla base della malattia, aiutando la proteina a raggiungere la superficie delle cellule o a funzionare più efficacemente.

Le terapie modulatrici hanno consentito a molti pazienti di ottenere miglioramenti rilevanti nella funzionalità respiratoria, nello stato nutrizionale e nella qualità della vita.

Non tutte le persone con fibrosi cistica, però, possono beneficiarne. Esistono numerose mutazioni del gene CFTR e alcune, soprattutto quelle più rare, non rispondono ai farmaci disponibili. È proprio verso questi pazienti che si concentra una parte importante della ricerca.

Fondazione FFC Ricerca, un punto di riferimento in Italia

Tra le realtà maggiormente impegnate nel contrasto alla malattia figura la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica – ETS, con sede a Verona.

La Fondazione seleziona, coordina e finanzia progetti scientifici sviluppati da università, ospedali e centri di ricerca italiani. L’obiettivo è trasformare le scoperte di laboratorio in nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche.

La ricerca sostenuta dalla Fondazione riguarda diversi ambiti: correzione del difetto genetico, individuazione di nuove molecole, contrasto alle infezioni respiratorie, controllo dell’infiammazione e sviluppo di terapie personalizzate.

Terapia genica e RNA: la ricerca di Anna Cereseto

Una delle linee più innovative è rappresentata dalle terapie genetiche basate sull’RNA. In questo ambito si colloca il lavoro della professoressa Anna Cereseto, ricercatrice dell’Università di Trento impegnata nello sviluppo di strategie capaci di intervenire direttamente sulle cause della fibrosi cistica.

L’obiettivo è fornire alle cellule delle vie respiratorie le istruzioni necessarie per produrre una proteina CFTR funzionante, indipendentemente dal tipo di mutazione posseduta dal paziente.

L’impiego dell’RNA potrebbe quindi permettere di superare alcuni limiti delle terapie attuali. Si tratta di un approccio ancora sperimentale, che richiede ulteriori verifiche sulla sicurezza, sull’efficacia e sulla capacità di raggiungere correttamente le cellule polmonari.

La prospettiva è però particolarmente significativa perché potrebbe condurre a trattamenti destinati anche ai pazienti con mutazioni rare.

Il progetto Molecole 3.0

Un altro fronte della ricerca è rappresentato dal progetto “Molecole 3.0”, che coinvolge competenze differenti nella ricerca di nuovi composti capaci di recuperare la funzionalità della proteina CFTR.

Tra i protagonisti figurano Paola Barraja, docente di Chimica farmaceutica all’Università di Palermo, e Luis Galietta, esperto internazionale nello studio della proteina CFTR e dei meccanismi cellulari legati alla fibrosi cistica.

Il progetto punta a identificare e ottimizzare nuove molecole mediante un percorso che unisce chimica, biologia cellulare e farmacologia. I composti vengono progettati e successivamente sottoposti a verifiche di laboratorio per valutarne la capacità di correggere il difetto responsabile della malattia.

L’obiettivo è ampliare le possibilità terapeutiche e individuare farmaci potenzialmente efficaci anche nei casi che oggi non dispongono di trattamenti mirati.

Dalla scoperta del gene CFTR alla medicina personalizzata

Il gene CFTR è stato identificato nel 1989. Da allora, la comprensione della fibrosi cistica è cambiata profondamente. La malattia non viene più considerata soltanto attraverso le sue manifestazioni cliniche, ma viene studiata a partire dai diversi difetti molecolari che la determinano.

Questo passaggio ha favoritoato lo sviluppo della medicina personalizzata, nella quale la scelta della terapia dipende anche dalla specifica mutazione genetica del paziente e dalla risposta delle sue cellule ai farmaci.

Particolare importanza stanno assumendo i cosiddetti modelli cellulari individuali, ottenuti dai tessuti dei pazienti. Questi sistemi permettono di verificare in laboratorio se una determinata terapia possa funzionare prima di somministrarla.

Una ricerca che deve raggiungere tutti i pazienti

Nonostante i progressi, la fibrosi cistica rimane una malattia complessa, che richiede controlli costanti e un’assistenza multidisciplinare. Pneumologi, gastroenterologi, fisioterapisti, dietisti, microbiologi, genetisti e psicologi lavorano insieme per gestirne le diverse manifestazioni.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare i risultati della ricerca in cure accessibili a un numero sempre maggiore di persone. L’obiettivo più ambizioso è sviluppare terapie capaci di agire sulla causa della malattia e non soltanto sulle sue conseguenze.

Le nuove strategie basate sull’RNA, la terapia genica e la ricerca di molecole innovative indicano una direzione precisa: arrivare a una cura efficace per ogni paziente, comprese le persone portatrici delle mutazioni più rare.

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