Il farmaco agonista del recettore GLP-1, noto per il trattamento del diabete e dell’obesità, entra nelle raccomandazioni europee per ridurre il rischio renale e cardiovascolare in specifici pazienti ad alto rischio. I risultati degli studi FLOW e SELECT rafforzano una visione integrata di diabete, obesità, cuore e reni.
La semaglutide compie un nuovo passo nella medicina cardiometabolica. Il farmaco, conosciuto soprattutto per il controllo del diabete di tipo 2 e per la gestione del peso, è ora incluso nelle nuove linee guida della European Society of Cardiology (ESC) dedicate al rapporto tra malattie cardiovascolari e malattia renale cronica.
Il documento, elaborato insieme alla European Renal Association (ERA), è il primo delle linee guida ESC interamente concentrato sull’interazione tra cuore e reni. Un legame clinico sempre più rilevante, perché diabete, obesità, insufficienza renale e patologie cardiovascolari spesso coesistono e si aggravano reciprocamente.
Semaglutide e linee guida ESC: cosa cambia
Le nuove raccomandazioni invitano a superare una gestione frammentata delle singole malattie. Nei pazienti con patologie cardiovascolari, l’ESC raccomanda di ricercare precocemente l’eventuale presenza di malattia renale cronica attraverso la stima della velocità di filtrazione glomerulare, indicata con la sigla eGFR, e la misurazione dell’albuminuria nelle urine.
Il modello proposto è sintetizzato nell’acronimo “STAMP on CKD”: screening, valutazione del rischio, intervento precoce, adattamento delle terapie cardiovascolari e organizzazione dei servizi sanitari. L’obiettivo è riconoscere prima i pazienti più vulnerabili e avviare tempestivamente trattamenti capaci di rallentare il danno renale e ridurre gli eventi cardiovascolari.
In questo quadro, la terapia con semaglutide viene raccomandata nei pazienti con malattia renale cronica, diabete di tipo 2 e albuminuria per diminuire il rischio di progressione della patologia renale e di eventi cardiovascolari. Non si tratta di una terapia isolata: il farmaco si inserisce in una strategia complessiva che può comprendere, secondo il profilo del paziente, ACE-inibitori o sartani, inibitori SGLT2, finerenone e un rigoroso controllo dei principali fattori di rischio.
Lo studio FLOW: rischio renale ridotto del 24 per cento
Una delle prove principali alla base del nuovo orientamento arriva dallo studio FLOW, trial clinico randomizzato che ha coinvolto 3.533 persone con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica. I partecipanti hanno ricevuto semaglutide sottocutanea alla dose di 1 milligrammo una volta alla settimana oppure placebo, in aggiunta alle terapie standard.
Dopo un follow-up mediano di 3,4 anni, nel gruppo trattato con semaglutide il rischio dell’endpoint primario composito è risultato inferiore del 24 per cento. L’indicatore comprendeva eventi clinicamente rilevanti come insufficienza renale, riduzione persistente di almeno il 50 per cento dell’eGFR e morte per cause renali o cardiovascolari.
Anche la perdita di funzione renale è risultata più lenta: il declino medio annuo dell’eGFR è stato pari a 2,19 millilitri al minuto per 1,73 metri quadrati con semaglutide, contro 3,36 nel gruppo placebo. Tra gli endpoint secondari confermatori, il rischio di infarto non fatale, ictus non fatale o morte cardiovascolare si è ridotto del 18 per cento, mentre la mortalità per tutte le cause è diminuita del 20 per cento.
Questi risultati mostrano che il beneficio osservato non riguarda soltanto la glicemia o il peso corporeo, ma si estende a esiti clinici importanti in una popolazione con un rischio molto elevato di insufficienza renale ed eventi cardiovascolari.
Lo studio SELECT e i benefici nelle persone senza diabete
Un altro tassello rilevante arriva dallo studio SELECT, condotto su 17.604 adulti con sovrappeso o obesità e una malattia cardiovascolare già diagnosticata, ma senza diabete. In questa popolazione, semaglutide 2,4 milligrammi una volta alla settimana ha ridotto del 20 per cento il rischio di eventi cardiovascolari maggiori rispetto al placebo.
Un’analisi renale prespecificata dello stesso studio ha inoltre rilevato una riduzione del 22 per cento dell’endpoint composito renale. L’evento si è verificato nell’1,8 per cento dei pazienti trattati con semaglutide e nel 2,2 per cento di quelli che avevano ricevuto placebo.
Il dato è significativo perché suggerisce un possibile beneficio renale anche nelle persone con sovrappeso o obesità senza diabete. Va tuttavia interpretato correttamente: quello renale era un endpoint secondario dello studio e i risultati non equivalgono a una raccomandazione universale del farmaco per tutte le persone con obesità.
Obesità, scompenso cardiaco e rischio renale
Le nuove indicazioni europee riflettono un cambiamento più ampio: l’obesità non viene considerata soltanto una condizione associata ad altri fattori di rischio, ma una patologia capace di contribuire direttamente al danno cardiovascolare e renale.
Anche le linee guida ESC 2026 sullo scompenso cardiaco valorizzano il ruolo delle terapie mirate al peso nei pazienti selezionati con obesità e scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata, il cosiddetto HFpEF. In questi casi, il trattamento dell’obesità può contribuire a migliorare sintomi, capacità fisica e qualità di vita, sempre all’interno di un percorso specialistico e personalizzato.
Il punto centrale è che cuore, reni e metabolismo non possono più essere valutati come compartimenti separati. La presenza di diabete o obesità modifica il rischio cardiovascolare; allo stesso tempo, una ridotta funzione renale aumenta la probabilità di scompenso cardiaco, infarto, ictus e mortalità.
Dal controllo della glicemia alla protezione cardiorenale
Secondo Salvatore De Cosmo, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi e direttore del Dipartimento di Medicina interna-Endocrinologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, le nuove linee guida segnano il passaggio da una cura concentrata quasi esclusivamente sulla glicemia a una strategia capace di identificare in anticipo i pazienti più esposti e proteggere contemporaneamente cuore e reni.
Anche per Marco Orsini Federici, direttore medico e regolatorio di Novo Nordisk Italia, le nuove raccomandazioni rappresentano un cambio di prospettiva: semaglutide non viene più valutata soltanto per gli effetti sul diabete o sul peso, ma per il contributo documentato alla riduzione del rischio cardiorenale in popolazioni precisamente definite.
Semaglutide non è una terapia per tutti
L’ingresso nelle linee guida non significa che semaglutide debba essere utilizzata indiscriminatamente. Indicazioni, formulazioni e dosaggi cambiano in base alla patologia trattata e alle caratteristiche del paziente. La prescrizione richiede una valutazione medica, soprattutto in presenza di malattia renale, scompenso cardiaco, terapie concomitanti o precedenti eventi cardiovascolari.
Gli effetti indesiderati più frequenti riguardano l’apparato gastrointestinale e comprendono nausea, vomito, diarrea e stitichezza. È inoltre necessario evitare acquisti attraverso canali non autorizzati e non modificare autonomamente dosi o terapie già prescritte.
Il vero cambiamento introdotto dalle linee guida ESC riguarda quindi il modello di cura: non più interventi separati su glicemia, peso, cuore e reni, ma una gestione integrata del rischio cardiometabolico. In questo scenario, semaglutide assume un ruolo più ampio, sostenuto da studi clinici robusti ma da applicare soltanto nei pazienti per i quali benefici e rischi siano stati valutati individualmente.
Fonti scientifiche
- European Society of Cardiology, 2026 ESC Guidelines for the management of cardiovascular disease and chronic kidney disease, in collaborazione con European Renal Association.
- Perkovic V. et al., Effects of Semaglutide on Chronic Kidney Disease in Patients with Type 2 Diabetes, New England Journal of Medicine, 2024.
- Lincoff A.M. et al., Semaglutide and Cardiovascular Outcomes in Obesity without Diabetes, New England Journal of Medicine, 2023.
- Colhoun H.M. et al., Long-term kidney outcomes of semaglutide in obesity and cardiovascular disease in the SELECT trial, Nature Medicine, 2024.



