Un sistema microfluidico sperimentale preleva cellule da punti precisi di tessuti già asportati. La ricerca potrebbe aiutare a studiare le fasi iniziali della malattia, ma non è ancora un test di diagnosi precoce
Individuare i primi cambiamenti cellulari che precedono un tumore dell’ovaio è una delle sfide dell’oncologia ginecologica. Molti carcinomi sierosi di alto grado hanno origine nelle tube di Falloppio, dove le alterazioni iniziali possono occupare aree microscopiche, difficili da studiare.
Un gruppo del Massachusetts Institute of Technology (MIT), in collaborazione con la Johns Hopkins University, ha sviluppato un dispositivo portatile capace di raccogliere cellule vive da zone selezionate di tessuto. Il materiale circostante resta disponibile per l’esame patologico. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Device.
Perché raccogliere cellule vive dalle tube di Falloppio
Nell’esame istologico tradizionale, il tessuto asportato viene fissato e tagliato in sezioni sottili. Il patologo può così osservare al microscopio la struttura delle cellule e cercare eventuali lesioni. Dopo il trattamento, però, quelle cellule non possono più essere coltivate per studiarne il comportamento.
Raccogliere cellule ancora vive da una posizione conosciuta permette di porre domande ulteriori: come crescono? Quali caratteristiche mostrano? Il nuovo metodo punta ad aggiungere queste possibilità di ricerca senza sottrarre l’intero campione all’analisi patologica convenzionale.
Come funziona il dispositivo microfluidico
Il prototipo, realizzato con stampa 3D, appoggia un piccolo canale microfluidico sulla superficie del tessuto. Una siringa crea il vuoto necessario a mantenere il dispositivo aderente alla zona scelta; una seconda siringa fa scorrere un liquido nel canale.
Il flusso esercita una forza controllata e parallela alla superficie, sufficiente a staccare alcune cellule. I ricercatori possono regolare questa forza in base alle caratteristiche del campione.
Negli esperimenti, le cellule raccolte con il dispositivo sono rimaste vitali e sono cresciute in coltura più facilmente rispetto a quelle ottenute con i metodi convenzionali usati nel confronto. Il gruppo ha provato il sistema anche su campioni freschi di tube di Falloppio umane già rimosse chirurgicamente. Dalle cellule prelevate ha avviato organoidi: modelli tridimensionali coltivati in laboratorio, utili per studiare alcuni aspetti del tessuto da cui provengono.
I nomi dei ricercatori
L’autore senior dello studio è Kripa Varanasi, professore di ingegneria meccanica al MIT. Condividono il ruolo di primi autori Domitille Avalle, Bert Vandereydt e Sean Parks.
Hanno partecipato alla ricerca anche Huaiyao Peng, dottorando al MIT; Rebecca Stone, specialista in oncologia ginecologica alla Johns Hopkins University School of Medicine; e Angela Belcher, professoressa al MIT negli ambiti dell’ingegneria biologica e della scienza dei materiali. Il progetto ha ricevuto il sostegno della fondazione Break Through Cancer.
La collaborazione tra clinici e ingegneri è stata essenziale: la conoscenza della malattia orienta la scelta delle aree da studiare, mentre il controllo del flusso consente di raccogliere cellule da una superficie circoscritta mantenendole vive.
Diagnosi precoce e terapie personalizzate: quali sono i prossimi passi
In futuro, cellule ottenute da una zona precisa potrebbero aiutare a costruire modelli della malattia e a studiare la risposta a diversi trattamenti. Il gruppo sta inoltre sviluppando metodi ottici per individuare aree sospette: l’obiettivo è poter riconoscere una regione di interesse e raccoglierne le cellule per ulteriori analisi.
Il dispositivo, però, non ha ancora dimostrato di diagnosticare precocemente il tumore dell’ovaio nelle pazienti. Gli esperimenti descritti riguardano il prelievo e la coltura di cellule, anche da tessuti umani già asportati. Un eventuale utilizzo direttamente nel corpo richiederebbe ulteriori sviluppi e verifiche cliniche.
La prospettiva più vicina è arricchire lo studio dei campioni chirurgici: all’osservazione delle cellule al microscopio si potrebbe affiancare l’analisi di cellule vive raccolte da punti specifici.
Studio originale: Domitille Avalle e colleghi, “A fluidic-shear device for minimally disruptive, site-selective collection of viable cells from excised fallopian-tube tissue”, Device (2026).

