Microcitoma polmonare, diagnosi e cure a ostacoli: cinque priorità per l’Italia

Un’indagine su 60 pazienti evidenzia ritardi diagnostici, difficoltà organizzative e scarso sostegno psicologico. Un documento promosso da PharmaMar Italia propone interventi per migliorare il percorso di cura.

Per chi affronta un microcitoma polmonare, arrivare alla diagnosi è spesso il passaggio più difficile. Lo indica il 57% dei partecipanti a un’indagine nazionale condotta da Elma Research su 60 pazienti, alla base del documento “Microcitoma polmonare in Italia: verso nuovi scenari”, promosso da PharmaMar Italia con il contributo di clinici e associazioni.

Il microcitoma, chiamato anche carcinoma polmonare a piccole cellule, è un tumore caratterizzato da crescita rapida e diffusione precoce. Secondo i dati riportati nel comunicato, interessa ogni anno tra 4.000 e 6.000 persone in Italia.

Diagnosi e accesso alle cure: le difficoltà dei pazienti

Il 42% degli intervistati riferisce che i sintomi iniziali sono stati sottovalutati o non riconosciuti. Il 38% segnala difficoltà nell’accesso agli accertamenti e il 37% tempi di attesa lunghi per visite ed esami. Il 17% è entrato nel percorso diagnostico attraverso il Pronto Soccorso.

Le difficoltà proseguono durante le cure: il 72% chiede un migliore coordinamento tra visite, esami e trattamenti. Solo il 38% ritiene di aver avuto accesso a tutti i trattamenti disponibili, mentre il 15% dichiara di aver partecipato a sperimentazioni cliniche o ricevuto terapie sperimentali.

Sono esperienze riferite da un campione limitato: descrivono criticità da approfondire, senza consentire di estendere automaticamente le percentuali a tutti i pazienti italiani.

Supporto psicologico ancora insufficiente

Il 90% degli intervistati riferisce un impatto significativo della malattia sulla qualità di vita, ma appena il 23% ha ricevuto sostegno psicologico. L’82% è assistito continuativamente da un caregiver, una persona che si prende cura del malato e che può affrontare a sua volta difficoltà emotive e organizzative.

Cinque proposte per migliorare l’assistenza

Il documento individua cinque priorità: riconoscere tempestivamente i segnali della malattia, coordinare gli specialisti, accelerare l’accesso alle terapie innovative, sostenere pazienti e caregiver e ridurre le disuguaglianze territoriali.

Silvia Novello, oncologa dell’Università di Torino e presidente di WALCE, richiama la necessità di rafforzare il ruolo dei medici di famiglia e costruire percorsi rapidi per i casi sospetti. Marcello Tiseo, oncologo dell’Università di Parma, sottolinea l’importanza di affiancare alla ricerca un accesso tempestivo ai farmaci innovativi.

L’obiettivo è rendere il percorso di cura più uniforme, riducendo il peso che residenza, attese e complessità organizzative hanno sulla vita delle persone.

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